Articoli dalla stampa italiana

 

 

 

 

 

 

È stato il più bel dono di Dio. Un raggio di sole dell'amore di Dio che splende nelle tenebre del mondo. È come una speranza della felicità eterna. Una fiamma ardente dell'amore di Dio. Una prova che Dio ama sempre il mondo, e, per la Chiesa, che Cristo è ancora con lei e che Cristo è sempre vivo nella Chiesa. Per i poveri e gli emarginati rappresentava la speranza. Anche il nostro popolo, in India lo considerava un padre. Alcune popolazione indù, quando hanno conosciuto la figura di Giovanni Paolo I, hanno detto : "Questo è un Papa che sta proprio a cuore a Madre Teresa perché è pieno d'amore per i poveri". La sua morte è un mistero che dobbiamo accettare; non ci sono spiegazioni umane. Il suo passaggio ha dato una dimostrazione della vitalità della Chiesa.

 

Madre Teresa di Calcutta

 


 

Rivista "Gente", 14 ottobre 1978

 

 

La sua ultima carezza

 

Daniele Bravo, 10 anni, racconta il dialogo che Papa Luciani ha avuto con lui il 27 settembre scorso, durante l'ultima udienza pubblica - Il Pontefice lo aveva chiamato accanto a sé perché lo "aiutasse" a spiegare alle migliaia di persone presenti la necessità di amare Dio sempre più - "Erano così calde le sue mani, così calde", dice Daniele ricordando l'incontro - Come il bambino ha reagito alla morte del Pontefice e davanti alla salma esposta nella sala Clementina.

Mercoledì 27 settembre, ore 12. In una inmensa sala del Vaticano, l'aula Nervi, un bambino è accanto al Papa, che gli tiene la mano tra le mani, davanti a migliaia di persone.

"Lasciate che i bambini vengano a me". Il Vicario di Cristo aveva ripettuto l'invito di Gesù ai discepoli dicendo : "Un bambino può venir su ad aiutare il Papa ?". C'era stato un ondeggiamento fra i trentasei scolari (della scuola elementare "Angeli custodi"), una rapida consultazione tra le suore accompagnatrici, poi era scattato un bambino, impeccabile come un figurino nella sua divisa scolastica : era arrivato davanti alla transenna, stava per scavalcarla, quando due braccia robuste lo avevano aiutato ad issarsi dall'altra parte. Ecco Daniele Bravo davanti al Papa e davanti ai microfoni.

Quell'incontro di mercoledì 27 settembre era una storia da raccontare, un episodio memorabile nelle cronache della famiglia Bravo : "Quella volta che il Papa mi prese per mano ..." Adesso è una testimonianza semplice, ingenua, ma piena di emozione : "Il Papa mi volle accanto a sé quarantotto ore prima di morire".

Chi scrive si è trovato a Daniele subito dopo l'incontro col Papa e poi qualche ora dopo la morte del Papa, e poi di nuovo con lui davanti alla salma del Papa.

 

Vogliamo ricordare di nuovo com'è andato il tuo incontro con Giovanni Paolo I ?

 

DANIELE : "Non me l'aspettavo, così come non mi aspettavo questa terribile notizia che mi fa piangere. Stavo nell'aula delle udienze con i compagni e le compagne della quinta elementare, quando lui, cioè il Papa, ha detto che voleva un bambino della scuola, la suora ha mandato me perché avevo la divisa in ordine perfetto. Ero molto emozionato ..."

 

Che cosa vi siete detti con il Papa ? Cerca di ricordare, come se i giornali non avessero scritto niente.

 

DANIELE : "Prima mi ha chiesto come mi chiamavo, che classe facevo. Poi mi ha domandato se preferivo restare in quinta, o andare in prima media. Ed io ..."

 

Gli hai risposto che preferivi rimanere in quinta. Sai che hai messo il Papa in imbarazzo ? Il suo discorso era bassato sulla necessità, per l'uomo, di andare avanti, di progredire. Tu gli hai detto che preferivi restare in quinta ...

 

DANIELE : "Gli ho detto la verità. Mi dispiace pensare che l'anno prossimo dovrò lasciare la mia maestra, i miei compagni. Ormai mi ero affezionato".

 

In realtà, Daniele aveva afferrato il senso del discorso di Giovanni Paolo I, ma ha preferito la sincerità alla diplomazia, dire anche al Papa quello che sentiva dentro. Perché è un ragazzino sincero, oltre che sveglio. La madre di Daniele, Annamaria, mi ha spiegato quella risposta del bambino : "Capisce, all'inizio di quest'anno scolastico è rimasto malissimo, quando ha saputo che in prima media i maschi non possono andare in quella scuola. Cambiare tutto, dopo cinque anni, per lui è uno choc".

 

Così hai detto al Papa la verità. E lui ?

 

DANIELE : "Ha fatto : "Uh", come per dire : "Ma guarda un po' questo". Poi ha spiegato che lui da bambino era diverso da me. Perché quando faceva la quarta aspettava di andare in quinta, e così via".

 

Cos'hai provato subito dopo l'incontro con il Papa ? Non è consueto che un Pontefice chiami un bimbo accanto a sé ...

 

DANIELE : "Ero contento, anche perché è stata una cosa inaspettata; mi ritenevo fortunatissimo, anche se ero emozionato, naturalmente".

 

E adesso, Daniele ? Adesso che il mondo piange il Papa sorridente dei trentatré giorni ?

 

DANIELE : "Adesso ho come un nodo qui dentro. Non è giusto che muoia un uomo così. Ma ... Sì, mi ritengo ancora più fortunato, per averlo conosciuto, per averci parlato da qui a lì, perché mi teneva la mano. Se avessi immaginato ...".

 

Dimmi che cosa accadde dopo l'udienza, quando la grande folla dei fedeli cominciava ad abbandonare l'aula Nervi.

 

DANIELE : "Ad un certo punto non capivo più niente. Molte persone, molti stranieri, mi riconoscevano e mi toccavano, come se fossi una statua miracolosa. Mi sentivo acchiappare da tutte le parti. Poi mi hanno prelevato quelli della radio, mi hanno portato dove si trasmette Il gazzettino di Roma ".

 

E cos'hai detto, alla radio ?

 

DANIELE : "Le mie impressioni sul nuovo Papa. Dio mio, è strano parlare adesso così, del nuovo Papa, quando lui già non c'è più ... Ho detto che è simpatico, gentile. Che ama i bambini. Che ora e sempre farò quanto lui ha chiesto. Ed ho raccomandato a tutti i bambini di Roma di fare ciò che farò io".

 

In confidenza, erano parole tue, o te le avevano suggerite alla radio ?

 

DANIELE : "Be', insomma, mi avevano spiegato quello che dovevo dire".

 

Che cosa avevi capito del discorso del Papa ? Non quello che hanno scritto poi i giornali, ma quello che ti è rimasto in mente.

 

DANIELE : "No, i giornali non li ho proprio letti, dopo l'udienza. Ho letto i titoli di oggi, queste edizioni straordinarie che parlano della sua morte. Dunque ... Il discorso era sulla carità, sul fatto che la nostra vita è come un viaggio. Cioè, bisogna andare sempre avanti, progredire, come fu con le case : prima le capanne, le palafitte, e poi via via fino ai grattacieli".

 

E secondo te, che cos'è la carità ?

 

DANIELE : "La carità ... essere buoni, dare i soldi per le missioni, aiutare chi ha bisogno, gli handicappati ... Ed è carità anche pregare per il povero Papa che ci ha lasciato".

 

Il giorno dopo l'udienza, a scuola, i compagni avevano molto ammirato Daniele Bravo. Forse c'era anche una innocente punta di invidia. Una compagna, Alessandra, gli aveva chiesto un autografo, e allora anche gli altri trentaquattro compagni avevano voluto la sua firma. Ventiquattr'ore dopo, venerdì mattina, a scuola, Daniele è diventato oggetto di una nuova curiosità, come se a morire fosse stato uno di casa. "Non so", dice, "avevo quasi la sensazione che qualcuno volesse farmi le condoglianze".

Il papà e la mamma di Daniele erano stati gli ultimi a sapere della sua avventura in Vaticano. Antonio Bravo e la signora Annamaria lavorano in un istituto professionale : lui insegna elettrotecnica, lei sta in segreteria. Di solito tornano a casa verso le due del pomeriggio. Quel giorno, mercoledì, già la televisione mandava in onda il filmato dell'incontro, già la radio parlava di Daniele e le agenzie di stampa riportavano parola per parola il dialogo tra il Papa e il bambino, quando la signora Annamaria si è sentita telefonare dal figlio in ufficio.

Racconta Annamaria Bravo : "Quella telefonata mi preoccupa, gli chiedo : "Daniele, cosa è successo ?". Lui risponde : "Ho fatto un gran guaio". Mi preoccupo ancora di più, e insisto : "Parla, che c'è ?". Mi dice : "Be', prima di tutto, ho parlato con il Papa, e poi ... Insomma, tarderò molto perché sto alla RAI ...". Credevo che fosse diventato matto. Ci sono voluti cinque minuti perché capissi. Comunque lui stava in pensiero, credeva di aver combinato un guaio, perché sarebbe arrivato tardi a casa, e la nostra famiglia è abituata all'ordine, alla puntualità".

 

Daniele, se in quei momenti, mentre eri lì accanto al Papa, avessi potuto fargli una domanda, cosa gli avresti chiesto ?

 

DANIELE : "Credo ... di raccontarmi, con le parole di un Papa, l'emozione provata quando aveva saputo di essere stato eletto". (...)

 

Il Papa, quando tu eri alla sua udienza, ha detto qualcosa sull'amore ... Ricordi per caso ?

 

DANIELE : "Sì, mi ricordo ... Ha chiesto se veramente tutti seguono le parole di Gesù : "Ama il prossimo tuo come te stesso". Comunque, una frase del genere ... ricordo anche un'altra cosa : alla fine dell'udienza, mentre parlava dei malati, ha raccontato che lui, il Papa, era stato otto volte in ospedale e aveva avuto quattro operazioni. Povero Papa ... il Signore l'aveva sempre aiutato. Questa volta, senza ospedale, nel suo letto, che poi non era il suo, dopo appena un mese ...".        

 

Daniele, hai già fatto la prima comunione ?

 

DANIELE : "Ancora no, mi sto preparando al catechismo. Ci vogliono due anni, io vado due volte la settimana. In maggio farò la prima Comunione, e ... la dedicherò all'anima del povero Papa".

 

Il 26 agosto e nei giorni successivi, tu avevi seguito in televisione la elezione del Pontefice, l'investitura ...

 

DANIELE : "Sì, non avevo perso una trasmissione. Anzi, mi sarebbe tanto piaciuto prendere la sua prima benedizione. Ma nessuno aveva potuto accompagnarmi in Piazza San Pietro, e così mi ero accontentato di seguire tutte le fasi in televisione ...".

 

Se ti avessero detto che di lì ad un mese il Papa avrebbe parlato con te ...

 

DANIELE : "Non ci avrei creduto, sicuramente. E neanche avrei creduto se mi avessero detto che ci avrebbe lasciato così presto".

 

Lasciamo la casa di Daniele, in una traversa della via Aurelia, per andare alla casa del Papa morto, al centro della cristianità : la sala Clementina. Il Pontefice che dorme il sonno eterno, non sorride più, ma il volto è disteso. Un mesto, silenzioso pellegrinaggio intorno, le guardie d'onore irrigidite. Daniele s'avvicina in punta di piedi, con la stessa divisa scolastica che aveva pochi giorni fa. Adesso non trattiene più le lacrime. Distoglie lo sguardo da quel viso color della cera e mi sussurra : "Erano così calde, le sue mani, così calde ...".

 

Dino Cimagalli

 

 


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