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Mercoledì
6 settembre 1978
Alla
mia destra e alla mia sinistra ci sono Cardinali e Vescovi, miei fratelli nell'
episcopato. Io sono soltanto il loro fratello maggiore. Il mio saluto affettuoso
a loro e anche alle loro diocesi.
Un
mese giusto fa, a Castelgandolfo, moriva Paolo VI, un grande Pontefice, che ha reso
alla Chiesa, in 15 anni, servizi enormi. Gli effetti si vedono in parte già
adesso, ma io credo che si vedranno specialmente nel futuro. Ogni mercoledì
egli veniva qui e parlava alla gente. Nel Sinodo 1977 parecchi vescovi hanno
detto: « I discorsi di Papa Paolo del mercoledì sono una vera catechesi adatta
al mondo moderno ». Io cercherò di imitarlo, nella speranza di poter anch'io,
in qualche maniera, aiutare la gente a diventare più buona. Per esser buoni,
però, bisogna essere a posto davanti a Dio, davanti al prossimo e davanti a noi
stessi. Davanti a Dio, la posizione giusta è quella di Abramo, che ha detto: «
Sono soltanto polvere e cenere davanti a te, o Signore! ». Giusto, piccoli dobbiamo sentirci
davanti a Dio. Quando io dico: Signore io credo; non mi vergogno di
sentirmi come un bambino davanti alla sua mamma; si crede alla mamma; io credo al
Signore, quello che mi ha rivelato. I comandamenti sono un po' più
difficili, qualche volta tanto difficili da osservare; ma Dio ce li ha dati non
per capriccio, non per suo interesse, bensì unicamente per interesse nostro.
Uno, una volta, è andato a comperare un'automobile dal concessionario. E questi
gli ha fatto un discorso: guardi che la macchina ha buone prestazioni, la tratti
bene, sa? Benzina super nel serbatoio, e, per i giunti, olio, di quello fino.
L'altro dice: Oh, no, per sua norma, io neanche l'odore della benzina posso
sopportare, e neanche l'olio; nel serbatoio metterò spumante, che mi piace
tanto e i giunti li ungerò con la marmellata. Faccia come crede; però non
venga a lamentarsi, se finirà in un fosso, con la sua macchina! Il Signore ha
fatto qualcosa di simile con noi: ci ha dato questo corpo, animato da un'anima
intelligente, una buona volontà. Ha detto: vale, ma trattala
bene questa macchina.
Ecco
i comandamenti. Onora il Padre e la Madre, non uccidere, non arrabbiarti, sii
delicato, non dire bugie, non rubare... Se fossimo capaci di osservare i
comandamenti, andremmo meglio noi e andrebbe meglio anche il mondo. Poi c'è il
prossimo... ma il prossimo è a tre livelli: alcuni sono sopra di noi, altri
sono al nostro livello, altri sono sotto. Sopra ci sono in tanto i nostri genitori. Il
catechismo diceva: rispettarli, amarli, obbedirli. Il Papa deve inculcare
rispetto ed l' obbedienza ai genitori. Mi dicono che qua ci sono i
chierichetti di Malta. Venga uno, per favore... No, uno ! I chierichetti di Malta, che,
per un mese, hanno fatto servizio in San Pietro. Allora, tu come ti chiami? -
James! - James. E, senti, mai stato ammalato, tu? - No. - Ah, mai? - No. -
Mai stato ammalato? - No. - Neanche una febbre? - No. - Oh, che fortunato! Ma,
quando un bambino è ammalato, chi è che gli porta un po' di brodo, un po' di
medicina? Non è la mamma? Ecco. Dopo tu diventi grande, e la mamma diventa
vecchia, e tu diventi un gran signore, e la mamma poverina sarà a letto
ammalata. E allora chi è che porterà alla mamma un po' di latte, la medicina
che farà una visita? Chi è? - Io e i miei fratelli. - Bravo! Lui e i suoi fratelli, ha
detto. E questo mi piace. Hai capito?
Ma non succede sempre. Io, vescovo di Venezia, andavo qualche volta, nelle case di ricovero. E, una volta trovo un'ammalata, un' anziana: « Come va, signora? » - « Beh » « Da mangiare ?» « Bene! » «Caldo? Riscaldamento?» « Bene » - « Allora è contenta, signora? » - « No » - si è messa quasi a piangere. « Ma perché piange? » - « Mia nuora, mio figlio non vengono mai a trovarmi. Vorrei vedere i nipotini ». Non basta il caldo, il cibo, c'è un cuore; bisogna pensare al cuore anche dei nostri vecchi. Il Signore ha detto : i genitori rispettarli, amarli, anche quando son vecchi. E oltre ai genitori c'è lo Stato, i Superiori. Può il Papa raccomandare l'obbedienza? Bossuet, che era un grande vescovo, ha scritto: « Dove nessuno comanda tutti comandano. Dove tutti comandano, nessuno più comanda, ma il caos ». Qualche volta si vede un po' in questo mondo qualcosa del genere. Quindi rispettiamo quelli che sono superiori. Poi ci sono i nostri eguali. E qui, di solito, ci sono due virtù da osservare: la giustizia, la carità. Ma la carità è l'anima della giustizia. Bisogna voler bene al prossimo, il Signore ce l'ha raccomandato tanto. Io raccomando sempre non solo le grandi carità, ma le piccole carità. Ho letto in un libro, scritto da Carnegie, americano, intitolato « l'arte di far gli amici », questo piccolo episodio: una signora aveva quattro uomini in casa: il marito, un fratello, due figli grandi. Lei sola ... le spese, lei biancheria e stirare, lei la cucina, lei tutto. Una domenica vengono a casa. La tavola è preparata per il pranzo, ma sul piatto c'è solo un pugnetto di fieno. Oh! protestano e dicono: cosa, fieno! e lei dice « No, è tutto preparato. Però, lasciate che vi dica: mi provo, cambio i cibi, vi tengo puliti, faccio di tutto. Mai, mai una volta che abbiate detto: ci hai preparato un bel pranzetto. Ma dite qualche cosa! Non sono di sasso. Si lavora più volentieri, quando si è riconosciuti. Sono le piccole carità. In casa nostra abbiamo tutti qualcuno che aspetta un complimento ». E dopo, ci sono i più piccoli di noi, i bambini, i malati, perfino i peccatori. Io sono stato molto vicino, come vescovo, anche a quelli che non credono in Dio. Mi son fatto l'idea che essi combattono, spesso, non Dio, ma l'idea sbagliata che essi hanno di Dio. Quanta misericordia bisogna avere! E anche quelli che sbagliano... Finalmente, essere a posto con noi stessi. Mi limito a raccomandare una virtù, tanto cara al Signore: ha detto: imparate da me che sono mite e umile di cuore. Io rischio di dire uno sproposito, ma lo dico: il Signore tanto ama l'umiltà che, a volte, permette dei peccati gravi. Perché? Perché quelli che li hanno commessi, questi peccati, dopo, pentiti, restino umili. Non vien voglia di credersi dei mezzi santi, dei mezzi angeli, quando si sa di aver commesso delle mancanze gravi. Il Signore ha tanto raccomandato: siate umili. Anche se avete fatto delle grandi cose, dite: siamo servi inutili. Invece la tendenza, in noi tutti, è piuttosto al contrario: mettersi in mostra. Bassi, bassi: è la virtù cristiana che riguarda noi stessi.
La presenza di sposi novelli commuove particolarmente, perché la famiglia è una grande cosa. Io una volta ho scritto un articolo sul giornale e mi sono permesso di scherzare, citando Montaigne, uno scrittore francese, il quale diceva: « Il matrimonio è come una gabbia: quelli che son fuori, fanno di tutto per entrare, quelli che son dentro fan di tutto per uscire ». No no no. Però, però alcuni giorni dopo mi è capitata una lettera di un vecchio Provveditore agli studi, che aveva scritto libri e mi ha rimproverato dicendo: « Eccellenza, ha fatto male a citare Montaigne, io e mia moglie ci siamo uniti da 60 anni ed ogni giorno è come il primo giorno ». Anzi, mi ha citato un altro poeta francese, in francese, ma io lo dico in italiano: ti amo ogni giorno di più: oggi molto più di ieri, ma molto meno di domani. E faccio l'augurio che, a voi, succeda la stessa cosa.
Ai
partecipanti al VII Convegno Internazionale organizzato dalla Società
Internazionale dei Trapianti
Noi rivolgiamo un saluto
particolare ai membri del VII Congresso Internazionale della Società dei
Trapianti d’ Organi. Noi siamo molto commossi della vostra visita, ch’ è un
omaggio al Papa e, soprattutto, del vostro desiderio di chiarire ed approfondire
i gravi problemi umani e morali in gioco nelle ricerche o nelle tecniche
chirurgiche che sono la vostra lotta. Noi vi incoraggiamo, in questo senso, a
sollecitare l’ aiuto degli amici cattolici, esperti in teologia e morale e
molto al corrente dei vostri problemi, che possiedono una conoscenza molto
sicura della dottrina cattolica ed un senso profondamente umano.
Noi ci accontentiamo
oggi di esprimervi le nostre congratulazioni e la nostra fiducia per l’
immenso lavoro che voi mettete al servizio della vita umana, per allungarla
nelle migliori condizioni. Tutto il problema è agire nel rispetto della persona
e del suo prossimo, si tratti di donatori d’ organi
o dei loro beneficiari, e mai trasformare l’ uomo in oggetto di
sperimenti. C’ è il rispetto del suo corpo, c’ è anche il rispetto del suo
spirito. Noi preghiamo Dio, l’ Autore della vita, d’ ispirare voi, di
assistervi in queste magnifiche e formidabili responsabilità. Che Lui vi
benedica insieme con tutti quelli che vi sono cari !
Pace per Medio Oriente
Adesso,
se permettete, vorrei invitarvi ad unirvi alle mie preghiere, per una intenzione
che mi sta molto a cuore. Voi avete saputo dalla stampa, dalla televisione, che,
oggi, a Camp David, negli Stati Uniti, comincia una importante riunione tra i
governanti di Egitto, Israele e Stati Uniti, per trovare una soluzione al
conflitto del Medio Oriente. Questo conflitto, che da più di 30 anni si
combatte sulla terra di Gesù, ha già causato tante vittime, tante sofferenze,
sia fra gli arabi, sia fra gli israeliani, e come una brutta malattia ha
contagiato i Paesi vicini. Pensate al Libano, un Libano martire, sconvolto dalle
ripercussioni di questa crisi. Per questo, quindi, vorrei pregare, insieme, per
la riuscita della riunione di Camp David: che queste conversazioni spianino la
via ad una pace giusta e completa. Giusta, cioè con soddisfazione di tutte le
parti in conflitto. Completa, senza lasciar irrisolta alcuna questione: il
problema dei Palestinesi, la sicurezza d'Israele, la città Santa di Gerusalemme.
Preghiamo il Signore di illuminare i responsabili di tutti i popoli interessati,
perché siano lungimiranti e coraggiosi nel prendere le decisioni che devono
portare la serenità e la pace in Terra Santa ed in tutto il mondo d'Oriente.
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Mercoledì
13 settembre 1978
Il
mio primo saluto va ai miei confratelli vescovi, che vedo qui numerosi.
Papa
Giovanni, in una sua nota, che è stata anche stampata, ha detto: « Stavolta ho
fatto il ritiro sulle 7 lampade della santificazione ». 7 virtù, voleva dire :
fede, speranza, carità, prudenza, giustizia, fortezza, temperanza. Chissà
se lo Spirito Santo aiuta il povero Papa oggi ad illustrare almeno una di queste
lampade, la prima: la fede. Qui, a Roma, c'è stato un poeta, Trilussa, il quale
ha cercato anche lui di parlare della fede in una certa sua poesia. Ha detto:
« Quella sera, quella vecchietta ceca, che incontrai / la sera che mi spersi in mezzo ar
bosco, / me disse: - se la strada nun la sai / te la mostro io, che la
conosco. / Se ciai la forza de venimme appresso / de tanto in tanto te darò na
voce, / fino là in fonno, dove c'è un cipresso, / fino là in cima, dove c'è
una croce. / Io risposi: Sarà... ma trovo strano / che me possa guidà chi nun
ce vede... / La ceca, allora, me pijò la mano / e sospirò: - Cammina -. Era la
fede ». Come poesia, graziosa; come teologia, difettosa. Difettosa perché
quando si tratta di fede, il grande regista è Dio, perché Gesù ha detto:
nessuno viene a me se il Padre mio non l' ha attirato. S. Paolo non aveva la fede,
anzi perseguitava i credenti. Dio l' aspetta sulla strada di Damasco: « Paolo -
gli dice
Ecco
che cosa è la fede: arrendersi a Dio, ma trasformando la propria vita. Cosa non
facile
sempre. Agostino ha raccontato il viaggio della sua fede; specialmente
nelle ultime settimane è stato terribile; si sente la sua anima quasi
rabbrividire e torcersi in conflitti interiori. Di qua, Dio che lo chiama e
insiste, e di là, le vecchie abitudini, « "vecchie amiche" - scrive
lui -; e mi tiravano dolcemente per il mio vestito di carne e mi dicevano:
"Agostino, come?!, tu ci abbandoni? Guarda, che non potrai più far
questo, non potrai più far quell'altro e per sempre!" ». Difficile! « Mi
trovavo - dice - nello stato di uno che è a letto, al mattino. Gli dicono:
"Fuori, Agostino, alzati!". E io dicevo: "Sì, ma più
tardi, ancora un pochino!". Finalmente il Signore mi ha dato uno strattone,
sono andato fuori. Ecco, non dire: Sì, ma; non, sì, ma più tardi. Bisogna
dire: Signore, sì! Subito! Questa è la fede. Rispondere con generosità al
Signore. Ma chi è che dice questo sì? Bisogna essere umile e si fidarsi di Dio
completamente! ».
Mia
madre mi diceva quand'ero grandetto: Eh, da piccolo sei stato molto ammalato: ho
dovuto portarti da un medico all'altro, ho dovuto star su delle notti intere; mi credi? Come
avrei potuto dire: mamma non ti credo? Ma sì che credo, credo a quello che mi
dici, ma credo specialmente a te. E così nella fede. Non si tratta solo di
credere alle cose che Dio ha rivelato ma a Lui, che merita la nostra fede, che
ci ha tanto amato e tanto fatto per amor nostro. Certo, difficile è anche accettare
qualche verità, perché le verità della fede son di due specie: alcune gradite,
altre ostiche al nostro spirito. Per esempio, è gradito sentire che Dio ha
tanta tenerezza verso di noi, più tenerezza ancora di quella che ha una mamma
verso i suoi figlioli, lo dice Isaia. Questo è gradito e congeniale. C'è stato
un grande vescovo francese, Dupanloup, che ai rettori dei seminari diceva : Da
bravi con questi che devono diventar preti, siate padri; siate madri. E' gradito.
Altre
verità, invece, si fa fatica. Dio deve castigare se proprio io resisto. Mi corre dietro, mi supplica
: ma, convertiti ! Io dico: No, no, no ! fino all' ultimo. Quasi sono io che Lo
costringo a castigarmi. Questo non è gradito. Ma è verità di fede. E c'è
un'ultima difficoltà, la Chiesa. S. Paolo ha chiesto: Chi sei Signore? - Sono
quel Gesù che tu perseguiti.
Leggete
San Paolo: « Corpus Christi quod est Ecclesia ». Cristo e Chiesa fanno una sola
cosa. Cristo è il Capo, noi, Chiesa, siamo le sue membra. Non è possibile aver
la fede, e dire io credo in Gesù, accetto Gesù ma non accetto la Chiesa.
Bisogna accettare la Chiesa, quella che è, e come è questa Chiesa? Papa
Giovanni ha detto « Mater et Magistra ». Anche maestra. San Paolo ha
detto: « Ciascuno deve accettarci come aiuti di Cristo ed economi e dispensatori dei
suoi misteri ».
Quando
il povero Papa, quando i vescovi, i sacerdoti propongono la dottrina, non fanno
altro che aiutare Cristo. Non è una dottrina nostra, quella di Cristo;
dobbiamo solo custodirla, dobbiamo solo presentarla. Io ero presente quando Papa Giovanni ha
aperto il Concilio. Aad un certo punto ha detto: Speriamo che
con il Concilio la Chiesa faccia un balzo avanti. Tutti lo abbiamo sperato; però
balzo avanti, su quale strada? Lo ha detto subito: sulle verità certe ed
immutabili. Non ha neppur sognato Papa Giovanni che fossero le verità a
camminare, ad andare avanti, e poi, un po' alla volta, avrebbero cambiato. No !
Le verità
sono quelle; noi dobbiamo camminare sulla strada di queste verità, migliorare,
capire sempre di più, aggiornandole, proponendole in una forma nuova. È anche Papa Paolo
dello stesso pensiero. La prima cosa che ho fatto, appena
fatto Papa, entrare in cappella, nella Cappella privata della Casa Pontificia; e
lì in
fondo Papa Paolo ha fatto fare due mosaici: San Pietro e San Paolo: San Pietro
che muore, San Paolo che muore; ma sotto ci ha scritto, sotto Pietro : "Pregherò per te, Pietro, perché non venga mai meno la tua
fede". E sotto San
Paolo, che riceve il colpo di spada: "ho consumato la mia corsa, ho conservato la
fede". Voi sapete che nell'ultimo discorso del 29 giugno, lui ha detto: ho fatto quindici anni di
Papa, posso ringraziare il Signore; ho difeso, ho
conservato la mia fede.
E' madre anche la Chiesa. Se è continuatrice di Cristo. Cristo è buono: anche la Chiesa deve esser buona; deve esser madre verso di tutti; ma se per caso, qualche volta ci fosse nella Chiesa qualcuno di cattivo ... Ma, noi ce l'abbiamo, la mamma. Se la mamma è malata, se mia madre per caso diventasse zoppa, io le voglio bene ancora. Quindi, anche se nella Chiesa: ci sono, e ci sono qualche volta, dei difetti e delle mancanze, non deve mai venire meno il nostro affetto verso la Chiesa.
Ieri - e finisco -
mi hanno mandato un numero di « Città Nuova » e ho visto che hanno riportato,
registrandolo, un mio brevissimo discorso, parlando ai ragazzi avevo detto un episodio. Un certo predicatore
Mac Nabb, inglese, parlando ad Hyde Park, aveva parlato della Chiesa. Finito,
uno domanda la parola e dice: belle parole le sue. Però io conosco certi preti
cattolici, son mica stati coi poveri e si sono fatti ricchi invece. Conosco anche
dei coniugi cattolici che hanno tradito la loro moglie; e quindi non mi piace questa
Chiesa che ha dei peccatori. Il Padre ha detto: hai un po' ragione, ma posso fare
un'obiezione? - Sentiamo - Dice: scusa, ma sbaglio oppure il colletto della tua
camicia è un po' unto? - E dice: sì, riconosco, è un pezzo che ... - Ma è unto, perché non hai
adoperato il sapone, o perché hai adoperato il sapone e non è giovato a niente?
No, dice, non ho adoperato il sapone. Ecco. Anche la Chiesa cattolica ha del
sapone straordinario: Vangelo, sacramenti, la preghiera. Il Vangelo letto e vissuto;
i sacramenti celebrati nella dovuta maniera; la preghiera ... sarebbero un
sapone meraviglioso capace di farci tutti santi. Non siamo tutti santi, perché
non abbiamo adoperato abbastanza questo sapone ? Vediamo di corrispondere alle
speranze dei Papi, che hanno indetto il Concilio e applicato il Concilio, Papa Giovanni,
Papa Paolo. Cerchiamo di migliorare la Chiesa, diventando noi più buoni.
Ciascuno di noi e tutta la Chiesa potrebbe recitare la preghiera ch'io recito : Signore, prendimi come sono, con i miei difetti, con le mie
mancanze, ma fammi diventare come tu mi desideri.
Io
devo dire una parola anche ai nostri cari ammalati, che vedo lì. Lo sapete, Gesù
ha detto: mi nascondo dietro a loro; quello che viene fatto a loro vien fatto a
me. Quindi nelle loro persone noi veneriamo il Signore stesso e auguriamo che il
Signore sia loro vicino, li aiuti, e li sostenga.
A
destra invece ci sono gli sposi novelli. Hanno ricevuto un grande sacramento;
facciamo voti che questo sacramento ricevuto sia veramente apportatore non solo
di beni di questo mondo, ma più di grazie spirituali. Nel secolo scorso c'era
in Francia Federico Ozanam, grande professore; insegnava alla Sorbona, ma
eloquente, ma bravissimo! Suo amico era Lacordaire, il quale diceva: « E' così
bravo, è così buono, si farà prete, diventerà un vescovone, questo qui! ».
No! Ha incontrato una brava signorina, si sono sposati. Lacordaire c'è rimasto
male, e ha detto: « Povero Ozanam! E' cascato anche lui nella trappola! ». Ma
due anni dopo, Lacordaire venne a Roma, e fu ricevuto da Pio IX. « Venga,
Padre, - dice - venga. Io ho sempre sentito dire che Gesù ha istituito sette
sacramenti: adesso viene Lei, mi cambia le carte in tavola; mi dice che ha
istituito sei sacramenti, e una trappola! No, Padre, il matrimonio non è una
trappola, è un grande sacramento! ». Per questo facciamo di nuovo gli auguri a
questi cari Sposi; che il Signore li benedica!
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LA VIRTÙ TEOLOGALE DELLA SPERANZA
Mercoledì
20 settembre 1978
La
seconda « lampada di santificazione » per Papa Giovanni era la speranza.
Virtù obbligatoria per ogni
cristiano. Dante Alighieri ha immaginato, nel suo Paradiso, di sottomettersi a un esame di
cristianesimo. Funzionava una commissione coi fiocchi. « Hai la fede? » gli ha
chiesto prima San Pietro. « Hai la speranza? » ha continuato San Giacomo. « Hai la
carità? » ha finito San Giovanni. « Sì - ha detto - ho la fede, ho la
speranza, ho la carità », ha dimostrato ed è stato promosso a pieni voti.
Virtù dunque necessaria anche la speranza. Obbligatoria: non per questo
antipatica, anzi, chi ha la speranza viaggia nel mondo in un clima di fiducia, di abbandono
a Dio e come quando si leggono i salmi : «
Signore, - si dice con il salmista - Tu sei la mia fortezza, la mia roccia, il mio
aiuto, la
mia lampada, il mio Salvatore, il mio pastore, la mia salvezza. Anche se un
intero esercito fosse accampato contro di
me, ma non temerà il mio cuore; e se sorge contro di me la battaglia, non
verrà meno la mia fiducia ».
Dirà qualcuno : ma non è eccessivamente ottimista questo salmista? Gli sono andate sempre diritte a lui le cose ? No, non gli sono sempre andate diritte. Lo sa e lo dice, che, a questo mondo, spesso i birbanti sono più fortunati, i poveri sono più oppressi. E se ne lamenta con il Signore; arriva a dire: « Perché dormi, oh, Signore? Perché taci? Svegliati, Signore, ascoltami, Signore ». Però, la speranza rimane : ferma, incrollabile. A lui e a tutti gli speranti si può applicare quello che San Paolo ha detto di Abramo: « Ha creduto sperando contro ogni speranza ». È Lui, il Signore, che accende in noi questa fiducia che e ti porta avanti nella vita. Uno domanda : ma, com' è possibile questo ? E' possibile. E' possibile se ci si aggrappa a tre ferme convinzioni : primo, Dio è onnipotente; secondo, Dio mi ama immensamente; terzo, Dio è fedele alle Sue promesse. Allora, accesa da Lui misericordioso Dio in me questa fiducia, io non mi sento più solo, né abbandonato, né isolato, anzi, mi sento coinvolto in un disegno di salvezza che, avanti avanti, con l' aiuto del Signore andrà a sboccare nella gioia del Paradiso. Ho parlato dei Salmi. Ma la stessa sicurezza vibra anche nei discorsi, negli scritti dei Santi. Io vorrei che voialtri leggeste un'omelia che ha tenuto ad Ippona Sant' Agostino un giorno di Pasqua. Spiega l' Alleluia e dice : Il vero Alleluia è lassù in Paradiso perché lo diremo con cuore acceso di pieno amore. Quaggiù, l'Alleluia che cantiamo è l'Alleluia dell'amore affamato. Ecco, che cos' è per Agostino la speranza : fame di amore di Dio.?
Dirà
qualcuno : ma se io sono un povero peccatore ? Se ho tanti peccati ? Io gli rispondo come
ho risposto una volta, tanti anni fa, a una signora
sconosciuta, che si confessava da me. Era scoraggiata, avvilita, perché - diceva -
ho dietro le mie spalle una vita moralmente burrascosa. Posso - ho detto io -
signora,
chiedere quanti anni
ha ? - Trentacinque. - Trentacinque! Ma lei può vivere ancora quaranta,
cinquant' anni. Lei può fare un mucchio di bene ancora, signora. Lasci perdere
il passato. Pentita com'è, si proietti all'avvenire, cambi, con l'aiuto di Dio, la sua vita.
Vedrà. Sarà tutto cambiato e, in quell'occasione, le ho citato un mio autore
preferito, San Francesco di Sales, il quale parla delle « nostre care imperfezioni ».
Imperfezioni, ma care. Spiegai: Veda, signora, Dio detesta le mancanze, in
quanto sono mancanze. Però, sotto un altro aspetto, Dio ama le nostre mancanze
perché esse sono occasione a Lui di dimostrare la sua misericordia e a noi di
tenerci bassi, di esser umili, di capire e compatire le mancanze degli altri.
Vedete, dunque, che il Papa è piuttosto entusiasta, ha tanta simpatia per questa virtù della speranza. Lo so che non tutti sono d' accordo con me. Nietzsche, tedesco, non è d' accordo. Per lui, la speranza è la « virtù dei deboli » e farebbe dei cristiani degli irresoluti, degli incerti, degli isolati, gente che renuncia a battersi per il progresso sociale. Altri parlano di « alienazione », che impedisce contributo alla promozione umana dell' uomo. Il Concilio, però, non è di questo parere. Ha detto : « il messaggio cristiano, non solo non esime i cristiani dall' edificazione di un mondo migliore, ma li obbliga con impegno ancora più stringente. E' giusto ! Siamo ancora più obbligati di tutti gli altri ad impegnarci in questo.
Conosco
anche che, per il passato, nel corso della storia, sono emmerse delle situazioni,
delle affemazioni di cristiani, di cattolici, troppo pessimisti nei confronti
dell' uomo, però la Chiesa li ha sconfessati. Queste affermazioni, un po' alla
volta, sono
state dimenticate grazie ad una grande schiera di santi
lieti, operosi. Pensate che don Bosco ... è stato scritto un libro intitolato "Don Bosco che ride".
Di Sant’ Alfonso di Liguori, un altro libro intitolato “Monsignore che si
diverte”. In grazia anche per aver dimenticato questo pesimismo all'umanesimo
cristiano, a una schiera di scrittori ascetici, che il francese Saint-Beuve
avrebbe chiamato « les doux », i dolci, specialmente, grazie alla teologia
cattolica fatta proprio a misura d’ uomo, molto comprensiva. San Tommaso
d'Aquino, ad esempio, che parla delle virtù, fà un bel posto alla virtù della
iucunditas, giocondità, che dice,
consiste in questo : fà che un cristiano prenda occasione da ciò che vede, da
ciò che sente, per essere allegro, per sorridere giocondamente. Io quando
facevo scuola, dicevo ai miei ragazzi : era giocondo quel tal muratore irlandese
che è cascato dal secondo piano dall'impalcatura. Si è fracassato le gambe.
L’ han portato all'ospedale, è venuto il medico, la suora infermiera. «
Poverino - ha detto la suora - vi siete fatto male cascando ?» « No, Madre, -
ha detto - non precisamente cascando, arrivando a terra mi sono fatto male ».
E’ una grande virtù prendere occasione dalle gambe rotte per sorridere e per far
sorridere anche gli altri. San Tommaso, e tutta la teologia, portando il
sorridere, lo scherzare ad essere una vera virtù, si è trovato d’ accordo
con Cristo, che ha predicato la lieta novella; Sant'Agostino, che ha tanto
raccommandato la ‘ilaritas’ , ha
sconfitto il pessimismo, ha vestito di letizia la vita cristiana, e, soprattutto,
ci ha incitato a farci coraggio con le gioie di ogni giorno, quelle buone
intendiamo, che il Signore non lascia mai mancare anche se intramezzate a
qualche dolore della vita. Quand'ero ragazzo, io ho letto la vita di uno
scozzese che è passato negli Stati Uniti con i suoi genitori, è
diventato l’ uomo più ricco del mondo. E dice :
« Sono nato nella miseria, ciò nonostante, non cambierei i ricordi
della mia fanciullezza con quelli dei ricchi, dei figli dei milionari. Che ne
sanno questi delle gioie della famiglia, della mamma che unisce insieme le
mansioni di bambinaia, di lavandaia, di cuoca, di maestra, di angelo e di santa?
». L’ impiegato si chiamava Andrew Carnegie, impiegato a Pittsburg con appena
56 lire, stipendio magrissimo, una sera, il cassiere gli ha detto :
« Fermati ! » Ed Andrew Carnegie : « Adesso mi licenziano ». Invece,
passati gli altri, gli dice il cassiere : « Andrea, ho osservato il vostro
lavoro; voi producete più degli altri. Ho deciso di aumentare lo stipendio
da 56 a 67 lire ». «Sono andato a casa di corsa. La mamma ha pianto di
consolazione. Voi mi parlate di milioni, ma io tutti i milioni che ho fatti non
gli cambierei con quelle 11 lire di aumento guadagnate quella volta »
Necessario ... con la speranza cristiana, ci stanno bene anche queste gioie
puramente umane, però la Chiesa non le assolutizza. Sono qualche cosa, non sono
il tutto. Dur. Sono un mezzo, non possono essere lo scopo principale. «Di esse
- ha detto San Paolo – usatele ! Ma come non ne usaste, perché passa la scena
di questo mondo ». E prima Gesù, ha detto : « Prima di tutto, cercate il
regno di Dio e dopo il resto ».
Per
finire, vorrei accennare ad una speranza, che da alcuni è proclamata cristiana,
ed invece è cristiana solo fino ad un certo punto. Mi spiego: al Concilio ho
votato anch'io il « Messaggio al Mondo » dei Padri Conciliari. Dicevamo in
esso: il compito principale del divinizzare non esime la Chiesa dal compito
dell'umanizzare. Ho votato la « Gaudium et Spes », mi sono commosso ed
entusiasmato quando è uscita la « Populorum Progressio ». Penso che il
Magistero della Chiesa non insisterà mai abbastanza nel presentare e
raccomandare la soluzione dei grandi problemi della libertà, della giustizia,
della pace, dello sviluppo; ed i laici cattolici mai abbastanza si batteranno
per risolvere questi problemi. È, invece, errato affermare che la liberazione
politica, economica e sociale coincide con la salvezza in Gesù Cristo, che il
Regnum Dei si identifica con il Regnum hominis, che Ubi Lenin ibi Ierusalem.
A Friburgo, nell' 85° Katholikentag è stato trattato nei giorni scorsi il tema « il futuro della speranza ». Si parlava del « mondo »da migliorare, e la parola « futuro » ci stava bene. Ma se dalla speranza per il « mondo » si passa a quella per le singole anime, allora bisogna parlare anche di « eternità ». Ad Ostia, sulla riva del mare, in un famoso colloquio, Agostino e Monica, « dimentichi del passato e volti all'avvenire, si domandavano cosa sarebbe stata mai la vita eterna ». Questa è speranza cristiana; questa intendeva papa Giovanni e questa intendiamo noi, quando, con il catechismo, preghiamo: « Mio Dio, spero dalla bontà vostra... la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. Mio Dio, che io non resti confuso in eterno ».
Ai partecipanti alla riunione del Comitato europeo mondiale delle religioni per la pace
Noi rivolgiamo un
cordiale saluto ai membri del Comitato europeo della Conferenza mondiale delle
Religioni per la Pace, riuniti questi giorni a Roma.
Noi vi ringraziamo della
vostra visita perché Noi apprezziamo la vostra azione al servizio della pace
del mondo grazie alla preghiera, agli sforzi di educazione alla pace, alla
riflessione sui principi fondamentali che devono determinare i rapporti tra gli
uomini. Perché la pace, infatti, si realizzi, la sua necessità dev’ essere
sperimentata profondamente dalla coscienza, perché essa nasce di una concezione
fondamentalmente spirituale dell’ umanità. Che questo aspetto religioso porti
non soltanto al perdono e alla riconciliazione, ma anche all'impegno di favorire
l’amicizia e la collaborazione tra gli individui ed i popoli.
Che Dio, che ama tutti
gli uomini e che è voluto essere il Padre di tutti, vi aiuti in quest’ opera
!
Ad
un pellegrinaggio nazionale dal Kenya
E’ un’ allegria speciale avere il pellegrinaggio dal Kenya, sponsorizzato dai Padri della Consolata. I miei devoti saluti tornino con voi a tutti i membri delle vostre famiglie, a tutti i vostri cari. Dio benedica il Kenya !
Per la pace
In
questi momenti, ci arriva un esempio da Camp David. L' altro ieri, al Congresso
Americano, è scoppiato un applauso che abbiamo sentito anche noi, quando Carter
ha citato le parole di Gesù: "Beati coloro che lavorano per la pace".
Io desidererei che quell' applauso, quelle parole, entrassino nel cuore di tutti
i cristiani, specialmente di noi cattolici, e ci rendano veramente "fomentatori
e costruttori di pace".
Agli sposi novelli
Nella
Gaudium et Spes, i padri non inclusero una frase, che pure è giusta e si
trova nel codice: il matrimonio è un contratto. Nel n. 48 scrissero invece
“patto d’ amore”, un concetto che, nei documenti conciliari, viene
ripetuto diverse volte. È un concetto giusto, che trae origine dalla Bibbia.
Giovanni Paolo I ha richiamato, in proposito, l’ attenzione su due celebri
fidanzati e sposi di cui parla la Sacra Scrittura: Giacobbe e Raquele. Alla
richiesta di matrimonio, lo zio di Rachele acconsentì ma – disse a Giacobbe
– “prima dovrai lavorare sette anni”. Dice la Bibbia che quegli anni
passarono via come un lampo, tanto l’ amava. “Mi auguro – ha detto
Giovanni Paolo I agli sposi – che sia così il vostro amore. Il Concilio dice
però che questo amore va difeso, perché è esposto a pericoli. Difendetelo con
ogni premura”. Nelle grandi, e nelle piccole cose. Il Papa raccontava a questo
punto un episodio, lo sfogo di una sposa: “sono trent’ anni che siamo
sposati; quando eravamo fidanzati o sposi novelli, ogni volta che facevi un
viaggio, mi portavi sempre un piccolo dono, qualcosa. Adesso non capita più
niente”. “Bisognerebbe che capitasse, che capitasse sempre”.
Ai
participanti al III Congresso Mondiale delle Comunità Terapeutiche
Non
voglio fare un gran discorso, come ha annunciato qualche giornale. Dirò
semplicemente una mia esperienza personale: Due mesi fa, a Venezia, mi si è
presentato un giovane sacerdote salesiano che fa un po’ quel che a Roma fa don
Picchi, e mi ha esposto le sue difficoltà. Se ricordo bene, auspicava che vi
fossero due comunità concentriche. Diceva: “Son quasi solo. Mi pare che non
mi capiscano. Bisognerebbe che intorno a me e attorno a quelli che lavorano in
quest’ opera ci fosse tutta una catena di cuori che mi capissero. Si trata di
ammalati, non sono delinquenti, sono poveri giovani che le circostanze della
vita hanno portato ai margini. Hanno tanto bisogno di comprensione, sia loro,
sia anche noi che di loro ci occupiamo”. E poi l’ altra comunità, più
ristretta, terapeutica. Mi spiegava: “Sa, questi giovani sono arrivati alla
droga o perché non si sono sentiti compresi, forse a torto, in famiglia, o non
hanno trovato un centro d’ interesse, o non avevano amicizie serie. Per
recuperarli, bisogna far sentire loro che sono amati. Dopo potremo poi
restituirli alla famiglia, naturalmente con l’ aiuto anche della religione. La
droga, tante volte, dipende dal fatto che qualche giovane non sa perché, per
quale scopo si deve vivere”. Gli ho detto: “Caro don Gianni, cercherò di
aiutarvi. Poi non ho potuto mantenere la promessa perché m’ hanno fatto Papa.
Ma quel che non ho potuto fare a Venezia lo faccio adesso qui, davanti ai
partecipanti a questo congresso che abbraccia un po’ tutto il mondo. Bisogna
sostenere, capire, essere vicini a questa gente che si sacrifica, soprattutto
per i giovani.
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LA VIRTÙ TEOLOGALE DELLA CARITÀ
Mercoledì
27 settembre 1978
«
Mio Dio, amo con tutto il cuore Voi, bene infinito e nostra eterna felicità, e
per amor Vostro amo il prossimo mio come me stesso e perdono le offese ricevute.
Signore, fate ch'io Vi ami sempre più ». È una preghiera notissima tutta
intarsiata di testi biblici. Me l'ha insegnata la mamma quando ero piccolo. Me
l’ ha insegnata la mamma ma la recito anche adesso più volte al giorno e
cerco di spiegarvela, parola per parola, come se fossi un semplice catechista di
parrocchia. Mi avvio così a quella che Papa Giovanni chiamava la terza lampada
di santificazione, della carità.
Amo.
Prima parola. Quando andavo a scuola di filosofia, il professore mi
diceva: Tu conosci il campanile di San Marco? Sì. E allora, sta attento,
vuol dire che il campanile ha fatto quasi un viaggio verso di te. Ha lasciato dentro
di te quasi un ritratto mentale di sè stesso. Invece, tu ami il
campanile di San Marco? La cosa si rovescia. Sei tu che vai verso di lui, spinto da
quel ritrattino mentale. Ecco : amare vuol dire andare verso l’ oggetto amato
con la mente, col cuore. Lo dice anche l' Imitazione di Cristo: chi ama «
currit, volat, laetatur », chi ama corre, vola, è lieto, gode. Allora, amare
Dio vuol dire andare verso Dio col cuore. Viaggio bellissimo. Ragazzo, io mi
estasiavo leggendo i viaggi descritti da Giulio Verne : « Ventimila leghe sotto
i mari », «Il paese delle pellicce», « Giro del mondo in ottanta giorni »,
« Viaggio al centro della terra », « Dalla terra alla luna » e tanti altri.
Però, il viaggio verso Dio è molto più interessante. Leggiamo, non nei
romanzi di Verne, ma nella vita dei santi, oggi, per esempio, onoriamo San
Vincenzo de Paoli, un gigante della carità, che ha amato Dio come non si ama un
papà, una mamma. E che si è dato tutto ai poveri, ai prigionieri, agli orfani,
agli ammalati. Di un altro santo, Pietro Claver, ho letto questi giorni, o
meglio, riletto, che il giorno in cui si è consacrato a Dio, ha firmato così :
Pietro Claver, schiavo dei negri per sempre. Questi son viaggi
interessanti. Un po’ difficili qualche volta, d’accordo, però non bisogna
lasciarsi fermare dalle difficoltà. Gesù è in croce. Tu vuoi dare un bacio a
Gesù in croce ? Caro, per forza, è necessario che tu ti pieghi sulla croce e
che ti lasci pungere da qualcuna delle spine della corona che Gesù ha attorno
al capo. Tu non puoi far la figura del buon San Pietro il quale è stato
bravissimo a dire “Viva, Gesù !” sul monte Tabor, dove c’era gloria e
gioia. Invece, non s’ è fatto neanche vedere sul monte Calvario dove c’ era
rischio e dolore. Viaggio un po’ difficile e anche misterioso perché io non
parto per questo viaggio amando il Signore se prima il Signore stesso non prende
l’ iniziativa. Ha detto Gesù : " Nessuno viene a me se il mio Padre
Celeste non l’ attira ". E qui, Sant’ Agostino si chiede : “Ma,
allora ? Mi attira Lui, dove va la libertà umana ? ”. Mai paura. E’ proprio
Dio che ha voluto, che ha fatto, che ha posto in noi la libertà umana. Egli sa
benissimo rispettarla questa libertà anche se vuole portarci al punto in cui
desidera non arriviamo. Ha scritto Agostino : “ Parum est voluntate, etiam
voluptate traheris ”. Dice : “ Ti attira, in maniera che tu non solo vuoi,
ma vuoi con piacere, godi di essere attirato ! ” Libertà rispettata, viaggio
misterioso.
Ti amo con tutto il cuore. Sottolineo quel tutto. Totalitarismo, in politica, è una cosa brutta. In religione,
invece, un nostro totalitarismo, nei confronti di Dio, va benissimo. E’ scritto
: « Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il tuo cuore, con tutta l’ anima,
con tutte le forze. Questi miei comandamenti ti stiano fissi nel cuore. Li
ripeterai, li racconterai in casa, seduto, in strada, quando cammini, quando ti
coricherai la sera, quando ti alzerai il mattino, li scriverai sulle stipiti e
sulle porte di casa tua. Capite ? Questo tutto, ripetuto con insistenza, piegato
a tutte le circostanze della vita, questo tutto diventa veramente una bandiera
del massimalismo cristiano. Non poco, ma tanto dobbiamo dare al Signore. E’
troppo grande, troppo fatto per noi, Dio, troppo merita perché noi possiamo
gettarGli ogni tanto, come fosse un povero Lazzaro, soltanto le briciole del
nostro tempo, del nostro cuore. Egli è bene infinito, sarà nostra eterna
felicità. I soldi, i piaceri, le carriere di questo mondo, sono soltanto
brandelli di bene. Sono un attimo fugace di felicità. Non è saggio dare a
queste cose tanto di noi stessi e dare invece a Dio poco di noi stessi.
Poi,
dice, con, tutto il cuore sopra ogni cosa. Qui si fa un confronto
tra Dio e le cose. Stiamo attenti : non bisogna dire o Dio o l’ uomo. Bisogna
dire : devo amare e Dio e l’ uomo. Maniera diversa però. L’ uomo : amarlo
mai più di Dio, mai contro Dio, mai alla pari di Dio. La Bibbia parla di
Giacobbe, lo dice, santo, amato da Dio. Lo vede impegnato in lavoro di sette
anni per conquistarsi Rachele come moglie, e dice : Sette anni che son passati
via come pochi giorni. Tanto amava la sua fidanzata. Francesco di Sales ci fa
sopra un commentino, sopra queste parole e dice : « Giacobbe ama Rachele con
tutte le sue forze, ma, con tutte le sue forze, ama anche Dio. Però Dio, come
Dio, sopra tutte le cose e più di sè stesso. Rachele, come moglie, sopra le
altre donne e come sè stesso. Dio, di un amore sovranamente, assolutamente
sommo. Rachele, con amore maritalmente sommo. In altre parole, un amore che dev’
essere, non esclusivo, ma però prevalente, sopra. Insieme tante altre cose si
possono amare.
E
poi, per amor vostro amo il
prossimo mio come me stesso. Qui, come Gesù, vengono congiunti i due
amori : amore di Dio e amore del prossimo. I francesi dicono : Ce
sont les frères jumeaux. Sono come gemelli questi due amori, vanno insieme.
Dio ha voluto così. E, d’ altra parte, come faccio ad amare il prossimo, o
meglio, certo prossimo se prima non amo Dio. Certe faccette non mi sono
simpatiche. Certe persone mi hanno fatto del male, mi odiano, io devo amarle lo
stesso. Riesco solo se estendo su di esse l’ amore grande che già ho verso
Dio. Non meriterebbero, Signore, ma sono tue figliole, sono sorelle di Cristo
anche queste persone. Come ... e come, non soltanto con le parole, ma coi fatti.
Faremo un esame alla fine della vita e Gesù ha già detto quali sono le domande
che ci farà : avevo fame, nella persona dei miei fratelli più piccoli, mi hai
dato da mangiare ? Ero ammalato, prigioniero, sei venuto a visitarmi ? Queste
sono le domande. Qui dovremo darle risposte. Prendendo queste parole ed altre
della Bibbia, la Chiesa ha fatto due liste : sette opere di misericordia
temporale e sette spirituale. Non sono complete. Bisognerebbe aggiornarle. Per
esempio, la fame. Oggi, non si tratta più solo di questo o di quell’
individuo. Sono popoli che hanno fame. Noi ricordiamo tutti le grandi parole del
grande Papa Paolo VI : « I popoli della fame interpellano in maniera drammatica
i popoli dell'opulenza. La Chiesa trasale a questo grido di angoscia e chiama
ognuno a rispondere con amore al proprio fratello ». E poi qui, la giustizia si
unisce alla carità perché il Papa dice anche, nella Populorum Progressio sempre : « La proprietà privata per nessuno
è un diritto inalienabile ed assoluto. Nessuno ha la prerrogativa di poter
usare esclusivamente dei beni in suo vantaggio oltre il bisogno, quando ci sono
quelli che muoiono per non aver niente ». Sono parole gravi, insieme ad altre.
Alla luce di queste parole, non solo le nazioni, ma anche noi privati,
specialmente noi di Chiesa, dobbiamo chiederci : abbiamo veramente compiuto il
precetto di Gesù che ha detto : “Ama il prossimo tuo come te stesso ” ?
E,
precetto di Gesù è anche il perdono,
forse la cosa più difficile ma ci tiene. Sembra quasi che abbia preferito il
perdono al culto divino. “Se stai davanti all’ altare per far la tua offerta
e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì l’
offerta, va prima a riconciliarti col fratello, poi torna e fa la tua offerta.”
Ultime
parole. «Ma,
mi sbaglio o c' è anche una quinta elementare qui ?» «Sì ... un bambino può
venire su ad aiutare il Papa ?» «Uno solo !» «Uno solo ... uno!» «Stavo
dicendo ... avanti, avanti !» «Che classe fai ?» «La quinta elementare»
«Bene, allora sta attento : tu vuoi restare sempre in quinta elementare o il
prossimo anno vuoi in un’ altra classe ? » «Eh, per me è uguale però,
eh, vorrei restare in quinta perché, oh, lascio, perché se non quando vada in
prima media lascio la mia maestra però allora ... » «Allora, stai sempre
in quinta o vuoi andare anche in prima media ? «Vorrei restare sempre in
quinta.» «Ohhh ... allora questo bambino è diverso dal Papa perché
quando io ero in quarta dicevo : ohhh se sarò in quinta ! E quando ero in
quinta dicevo : chissà se andrò in prima, se mi promuovono. Capisci ? Che nome
hai ?» «Daniele. » «Bene, Daniele. Il Signore ci ha messo dentro un
forte desiderio di progredire, di andare avanti. Chi è in prima, dice, ma andrò
in seconda. Chi è in seconda, dice, ma andrò in terza. Ma anche coi
grandi,sai ? Io ho conosciuto un capitano il quale diceva : ma, quando mi faranno
tenente colonello e voleva andare avanti anche lui. Tutti vogliono andare avanti
e questo ... Il Signore ci ha dato questo forte desiderio di progredire. Guarda
: abbiamo cominciato a abitare le caverne, le palafitte, poi qualche capanna,
poi hanno fatto su case, poi palazzi, adesso ci sono i grattacieli. Sempre più
avanti. Prima andavano a piedi, poi a cavallo, sul cammello, poi, la carrozza,
poi il treno, adesso l’ aereo. Sempre più avanti. Questa è la legge del
progresso. Ma non solo progresso nel viaggiare. Io ho detto prima, non so se sei
stato attento, che l’ amore a Dio è una specie di viaggio. Anche qui bisogna
progredire. Signore fa che ti ami sempre più. Mai fermarsi. Il Signore ha detto
a tutti i cristiani : “Voi siete la luce del mondo. Voi siete il sale della
terra. Diventate perfetti come è perfetto il Padre mio che è nei Cieli.”
Quindi, mai fermarsi. Progredire con l’ aiuto di Dio, nell’ amore di Dio.
D’ accordo ? Ecco, adesso ti lascio andare. Avete visto che m’ha aiutato ?»
Agli ammalati
Qui presenti abbiamo gli ammalati. Facciamo gli auguri che possano guarire. Ma raccomandiamo tanto a quelli di famiglia ed a quelli che li curano, che abbiano tanta cura. Il Papa che vi parla è stato otto volte all' ospedale, con quattro operazioni. Non è la stessa cosa avere un infermiere o un altro. C' è chi lo fa con grande cuore. Non si apprezza solo il servizio, si apprezza il modo con cui si è serviti, si è accuditi. Quindi raccomandiamo tanto che vengano aiutati con grande carità, con grande premura.
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GCM 2001 |
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