Papa Luciani

Intercessore

 

 

 

Preghiera per chiedere l'intercessione di Papa Luciani

 

 

" Signore Gesù,

tu che ci hai dato la grande gioia

di venerare Papa Giovanni Paolo I come Tuo Vicario

sulla terra, e quindi nei Tuoi inscrutabili disegni

ci hai fatto provare l'immenso dolore della sua inattesa

scomparsa, concedici le grazie che Ti chiediamo, affinché,

sicuri della sua intercessione presso di Te,

possiamo un giorno venerarlo sugli altari :

allora la sua bontà e umiltà, proposte ad esempio dei fedeli

saranno un perenne invito a tradurre nella vita

il suo insegnamento e a diffondere serenità ed amore.

Amen".

 

Imprimatur

+ Mons. Maffeo Ducoli

Vescovo di Belluno-Feltre

 

Richiesta di beatificazione di Papa Luciani dell'episcopato brasiliano (1990)

I dieci "miracoli" di Papa Luciani

 

Alcune delle grazie ricevute per intercessione di Papa Giovanni Paolo I : guarigioni, conversioni, vocazioni sacerdotali, avvenute in vita e dopo la sua morte.

 

 

 

- Aggiunto 23/11/2004

 

 

"Dal comunismo al convento"

 

 

 

"Papa Luciani è stata una presenza decisiva e importante nella mia vita. E' colui che ha sconvolto la mia storia, dandole, fin dall'adolescenza, un preciso indirizzo.

A distanza di tanti anni non si è affievolito il forte senso di gratitudine, di comunione, di affetto verso questo umile ma tanto grande, uomo di Dio.

Scrivo con semplicità la mia esperienza, tornando con il cuore a quei primi passi verso la conoscenza e l'incontro con Dio, al quale mi ha condotto, per mano, da vero padre, Papa Luciani.

 

Nel 1978 avevo solo 15 anni. Non ho avuto un'educazione religiosa nel senso tradizionale del termine perché, nonostante mio padre fosse un cattolico molto impegnato nel sociale, in casa non si parlava mai apertamente di Dio, della Chiesa. Mia mamma era una convintissima comunista, stile "vecchio stampo", ossia mangiapreti. Il papà, invece, era molto religioso, impegnato in prima persona in opere assistenziali.

 

Io sono stata sempre propensa ad essere dalla parte della mamma, piuttosto che del papà. Dopo la Cresima, avevo smesso di andare in chiesa e di avvicinarmi ai sacramenti, realtà divenute per me del tutto inutili. Nell'età della terza media, avevo tutti i miei sogni, desideravo andare al liceo di cui vedevo gli studenti sfilare per le vie della città con le bandiere rosse... Ma mio padre, un bel giorno, tornò a casa dal lavoro con una novità: aveva trovato la scuola adatta per me: dalle suore. Un nuovo corso per periti aziendali e corrispondenti in lingue estere. Non ero per niente d'accordo. Ma non ci fu nulla da fare perché anche la mamma accolse la proposta.

 

Frequentai la prima superiore presso le suore. Anno scolastico 1977/1978. Fu un anno molto pesante. L'ambiente delle suore non mi piaceva per niente. Ero in continua tensione dentro di me. Con mio padre si era creato un rapporto di totale rottura. Perché scrivo questo? Per far capire come fossi in quel tempo. Perché quanto ho sperimentato dopo è talmente "sconcertante" che si può paragonare all'esperienza di Saulo sulla via di Damasco. Un incontro improvviso che ti sconvolge dentro. L'anno 1978 è rimasto nella mia storia l'anno decisivo. L'anno importante. Il mio anno. Perché? Perch'è l'anno in cui incontrai la persona che mi guida incontro a Cristo, Papa Albino Luciani.

 

Ero poco più di una ragazzina. E che ne sa una ragazzina della vita? Eppure quell'esperienza mi è rimasta incisa nel cuore. La porto con me; è divenuta parte di me nonostante i lunghi anni trascorsi; è viva come fosse stata percepita solo pochi giorni fa... E' un'esperienza sicuramente strana, non usuale. Un'esperienza di cui, per la verità, ho parlato sempre pochissimo e solo con le persone di cui ho la massima fiducia. Con la consapevolezza che è lo Spirito che opera nella storia di ciascuno di noi, narro quanto ho vissuto con semplicità e sincerità.

 

L'estate del 1978 ero, come ogni estate, a Moena in Val di Fassa. Ricordo benissimo la sera del 6 agosto, quando fu data la notizia della morte di Papa Paolo VI. Rimasi molto colpita da quell'annuncio, anche se davvero non sapevo nulla circa quest'uomo; non mi ero mai interessata alle cose di Chiesa. Seguii con molta attenzione il funerale di questo Papa alla televisione. Mi ritrovai in giorni sucessivi a leggere i vari articoli di giornale sull'imminente conclave.

 

Il 25 agosto seguii l'entrata dei cardinali nella cappella Sistina.

26 agosto. Ero andata in paese a fare un giro, e poi, non so il perché, ero passata dalla chiesa. Ero lì quando tutto ad un tratto ho avvertito dentro una cosa inaspettata, una forza, che mi ha spinto ad uscire alla svelta dalla chiesa. Sentivo come una voce interiore che mi diceva: "Corri, corri, corri, torna a casa". La mia villetta era fuori del paese e la stradina per arrivarci era anche parecchio in salita. Ricordo che corsi. Entrai in salotto proprio nel momento in cui stava per affaciarsi alla loggia di San Pietro il nuovo Papa. Entrambi i miei genitori erano davanti al televisore. Il papà in piedi, la mamma seduta in poltrona. Apparve il nuovo Papa. Io riavvertii chiaramente la voce: "Questo sarà il tuo Papa". Avvertii, ma non capii. Tanto è vero che non mi feci neppure il segno della croce alla benedizione. Gesto di cui tanto mi pentii in seguito.

 

Papa Luciani. Lo vidi il giorno dopo mentre leggeva il discorso ai cardinali, in latino. In quei 33 giorni lo vidi solo una volta al telegiornale, perché proprio in quel settembre feci un lungo viaggio in Inghilterra e Scozia con i miei genitori.

 

Chi era per me questo Papaa? Nessuno, non ne sapevo niente. L'esperienza del 26 agosto era lontana... Per lo meno non ci pensavo proprio più.

 

Iniziarono le scuole. Venne la mattina del 29 settembre. Arrivai nei pressi della mia aula come al solito, senza aver sentito nulla su quanto era avvenuto nella notte. Me ne mise al corrente una compagna. Fu una doccia fredda. Ci rimasi malissimo. A casa fui molto turbata. Provavo un grande smarrimento perché era "morto il mio Papa"... Quelle parole erano di colpo tornate al cuore. Non ricordo altro se non di avere all'improvviso registrato su una cassetta dal radiogiornale la voce di quel Papa... Non ricordo neppure di avere seguito il suo funerale in televisione.

 

Ricordo il 16 ottobre e l'elezione di Papa Wojtyla. Ricordo l'indifferenza totale che quell'evento mi lasciò nel cuore. Tutto era tornato esattamente nella normalità. Ma, ad un certo punto, io ho chiaramente e fortemente sentito dentro di me ancora quella "cosa" che mi spinse a cercare del materiale su Papa Luciani. Sentivo nel mio cuore "una presenza" e il grande desiderio di conoscere questo Papa. Presi una sua foto da un giornale, l'incollai su un cartoncino e la misi sul mio comodino. So che può sembrare una cosa da persone non del tutto equilibrate, ma io avvertivo dentro la presenza di Papa Luciani. Iniziai a dialogare con lui. Comprai i libri che trovai in commercio sulla sua vita, alcuni suoi discorsi, ILLUSTRISSIMI. Divenne il mio "amico", una presenza costante, buona, paterna. Mi confrontavo con lui su quanto mi capitava di vivere. Ma non raccontavo quest'esperienza. Sapevo che nessuno mi avrebbe creduto.

 

Dalla mia camera iniziò a sparire il quadretto di Karl Marx. Chiamavo Papa Luciani semplicemente don Albino; avevo imparato a volergli bene, tanto bene. Non l'avevo mai visto in vita, e di lui avevo solo qualche immagine presa dai giornali. Non c'erano al tempo ancora le possibilità di oggi di video... Io, di fatto, non l'avevo conosciuto per niente, eppure lo sentivo vicino. Mi divenne familiare.

 

Quando si vivono grandi esperienze è un'urgenza del cuore comunicarle. Sì, ma, a chi? Chi avrebbe mai potuto anche solo crederci un po' ad una cosa del genere? Scrissi al fratello del Papa. Mi arrivò la risposta che purtroppo, non ho più. Andai a Canale nel luglio del 1979. Avevo un carattere timidissimo; mai e poi mai, in situazione normale, avrei avuto l'arditezza di andare a suonare il campanello di persone non conosciute. Per di più, i parenti di un Papa. Ma, siccome quel Papa mi era divenuto misteriosamente "padre", mi sentii dentro quasi in dovere di andare in quella casa. Ricordo come fosse successo pochi giorni fa. Fu un incontro che ho portato sempre nel cuore.

 

Il tempo scorreva e dentro di me avveniva lentamente, ma con forza, una trasformazione. Iniziai a prendere in mano il Vangelo, a leggerlo, pensarlo. La mia vita iniziò a prendere una svolta nuova. Papa Luciani era in me sempre più presente e mi guidava alla scoperta di Gesù Cristo, con tanta pazienza e pedagogia.

 

Dalle suore non mi trovavo molto bene comunque. Mi pareva un ambiente chiuso, pieno di divieti e regole superate, comunque entrai in contatto con un sacerdote che guidava un gruppo di giovani volontari per le missioni. Mi unii a loro, così come al gruppo che andava il sabato a fare visita agli anziani della casa di riposo.

 

Ma le cose non si misero bene in casa. Alla mamma non sfuggiva il mio cambiamento e, dopo aver capito che non si trattava di bizze adolescenziali, mise in atto un vero e proprio coprifuoco. Non mi fu più possibile andare a fare opere di "carità". Furono tempi molto difficili. Amavo molto la mia mamma ma, allo stesso tempo, avevo scoperto quanto importante fosse vivere il Vangelo. Non mi voglio dilungare sulla mia esperienza ma, se non avessi avuto la guida di Papa Luciani, avrei forse lasciato perdere tutto.

 

Non conoscevo sacerdoti, ma colui che mi guidava è stato don Albino. Credibile o no, io l'ho "avuto" come mio padre spirituale, e così è realmente stato. Più il tempo passava più avvertivo dentro una forza crescente; un'attrazione sempre più profonda verso il Vangelo mi portava a pregare, ad andare in chiesa, addirittura a confessarmi. Ho avuto varie vicissitudini, che non narro, che mi portarono anche a cambiare scuola. Ma dentro cresceva una cosa nuova, che non capivo. Il Signore entrava nella mia vita; Papa Luciani mi condusse per mano a Gesù Cristo. E da LUI afferrata. Capii cosa mi fosse nato in cuore: la chiamata. Io che detestavo le suore; io che non avevo nessun contatto con ambienti ecclesiali; io che ero comunista. Io che avevo solo una persona dalla mia parte, che mi capisse e aiutasse e per di più "non qui sulla terra".

 

Ho passato molti momenti difficili, di persecuzione vera e propria in casa. Nessuno accolse, quando lo dissi, il mio proposito di farmi suora. Sono stata ostacolata in tutti i modi. Veramente anch'io ero nella più grande confusione perché la mia vocazione è stata sempre una lotta aperta. Io stessa ho lottato con Dio. Ma Dio è grande e meraviglioso. Ha le sue strade. E Papa Luciani non mi ha mai lasciato. Mai.

 

Entrai in convento nel 1983. Ma le prove non finirono, anzi, divennero più dure da sopportare. Ci furono anche le malattie serie di emtrambi i miei genitori: ictus la mamma, infarto il papà. Passarono gli anni; feci la prima professione religiosa nel 1987. Nel 1990 morì la mia mamma, improvvisamente, mentre il papà era ricoverato paralizzato per un tumore alla spina dorsale. Fu una prova molto dolorosa per me. Eppure anche in quel periodo io avvertii la presenza del "mio Papa" accanto, a farmi coraggio, a sostenere la mia fede divenuta fragile. Professai in perpetuo nel 1993.

 

Cosa dire di più? La mia vita è stata ed è sotto la protezione di questo uomo santo di Dio. Io spero di essere sempre degna di averlo avuto come maestro e padre. Spero di portare il Vangelo con parole e gesti di bontà, di umiltà e semplicità come lui mi ha insegnato. Ringrazio Papa Luciani e coloro che lo amano.

 

Spero che questa mia piccola esperienza del bene da lui ricevuto possa servire a riconoscerne la santità davanti al mondo intero.

 

Suor Stefania Pinacoli,

Bergamo, 9 febbraio 2004

da "Humilitas", Nº 2, 2004

 

 

 

 

"Sono una suora francescana di Cristo Re, nata il  27.8.1923. Attualmente mi trovo a Tarzo (TV) nella Casa di riposo "Villa Bianca" per fare la mia convalescenza che è e sarà ancora lunga.

Il 19 febbraio 1983 sono stata colpita da un infarto cardiaco mortale, mentre partecipavo al ritiro delle Suore nella comunità di S. Donà di Piave. Da quel giorno fui vicina alla morte parecchie volte, e incoraggiata a pregare qualche santo, scelsi come mio protettore Papa Luciani. Perché - mi si chiederà - proprio lui ?

Lo conobbi quand'era Vescovo a Vittorio Veneto, mi ha sempre colpito, e la sua figura mi è sempre rimasta nel cuore, per la sua umiltà e semplicità nel trattare con tutti, per la letizia che irradiava con il suo sorriso. A parlare con lui ci si sentiva a proprio agio.

La mia venerazione crebbe quando fu eletto Papa e come si presentò sulla loggia la sera stessa dell'elezione.

Non appena appresi la notizia della sua morte improvvisa, cominciai a pregarlo subito, come si prega un Santo, e posso dire che sempre sono stata esaudita.

Dopo l'infarto, la mia vita era appesa da un filo; intensificai la mia preghiera, sicura del suo aiuto e della sua intercessione, benché fossi pronta serenamente a fare la volontà di Dio, sia che mi volesse nella sua Casa, sia che mi lasciasse ancora qui, per continuare a fare del bene.

Dopo lungo tergiversare da parte dei medici per la gravità e il rischio di un intervento, fu lasciata a me la responsabilità di decidermi per l'operazione al cuore, poiché ci sarebbe stata una possibilità minima di riuscita, in caso affermativo.

Mi consigliai con i miei superiori e parenti : non tutti erano di parere favorevole. Decisi allora io, con serena fiducia nelle tante preghiere che si elevavano a Dio Padre per l'intercessione di Papa Luciani.

Il 20 ottobre 1983 entrai in sala operatoria a Padova, portando con me un'immaginetta di Papa Luciani.

L'operazione diretta dal prof. Valfrè con la sua équipe durò circa sei ore : fui operata a cuore aperto.

Buona parte del cuore fu asportata, almeno la più ammalata fu detto, ma fu eseguito doppio by-pass aorto coronario.

Dopo l'operazione trascorsi tre giorni in camera di rianimazione, senza sapere di essere in questo mondo.

Ricordo che la mattina del terzo giorno fu svegliata e una gentile infermiera mi presentò l'immaginetta di Papa Luciani perché la baciassi e poi non la vidi più.

Dopo un po' venne il cappellano e mi diede la comunione.

Con grande gioia per avere Gesù in me, mi resi conto di essere ancora viva : le preghiere erano state esaudite e ringraziai Dio Padre, la Vergine Santa e il caro Papa Luciani.

A mezzogiorno mi portarono in cardiologia, nella mia stanza tra il giubilo di tutti.

Però non riuscii più a trovare la mia immaginetta di Papa Luciani. Chiesi a mia sorella Suora che mi assisteva di andare a vedere dove era andata a finire.

Ella, allora, trovata l'infermiera della sala di rianimazione, si informò e le fu risposto : "L'immagine di Papa Luciani l'abbiamo appesa qui, perché, come aiutò sua sorella, sia di aiuto anche agli altri, e con il suo sorriso sparga tante grazie su chi lo invoca".

In seguito, ho avuto serie complicazioni ma non mi sono mai persa d'animo certa che se Papa Luciani mi aveva fatta uscire viva dalla sala operatoria, per il momento non sarei morta.

Fui quindi portata dall'ospedale di Padova a quello di Treviso, per potermi stabilire un po', secondo il consiglio del prof. Valfrè.

Il 9 novembre, l'infermiera di Tarzo venne a prendermi con la macchina e mi accompagnò all'ospedale di Treviso, nel reparto cardiologia, dove ebbi tante cure necessarie, persino la scopia allo stomaco, poiché temevano l'ulcera, ma tutto risultò negativo.

Il 25 novembre fui dimessa anche da quest'ospedale e con mia grande gioia tornai a Tarzo, in Villa Bianca.

L'infermiera che mi è venuta a prendere, arrivata a casa, esclamò : "Sai che non avrei mai creduto di riportarti qui viva ?" "Ma io quando ho pregato Papa Luciani - le risposi con molta serenità - mi sono sentita sicura, e, uscita viva dalla sala operatoria, non ho più pensato di morire, anche se vedevo un continuo andarivieni di suore e di parenti attorno a me.

Il 24 giugno a Crea di Spinea, dov'è parroco mio fratello, si è tenuta una Messa di rngraziamento, presenti tutti i parenti che hanno pregato con me e per me ed anche amici e numerose persone dei paesi vicini. L'Eucarestia fu da tutti vissuta come ringraziamento festoso a Dio che dona a ogni creatura la vita per compiere del bene.

Ora io so che con questo cuore, riparato, ma che ha ripreso la sua attività, posso vivere, anche se non in piena efficenza : trascorro serenamente le mie giornate, facendo la sagrestana, con l'aiuto della carità fraterna. Nella nostra casa qui a Tarzo abbiamo infatti, l'Adorazione Eucaristica giornaliera.

Non ho parole per esprimere il mio ringraziamento al caro Papa Luciani e a tutti quelli che hanno pregato e mi hanno aiutata a confidare nella preghiera e ad abbandonarmi totalmente alla volontà di Dio ".

 

Suor Ines Pinaffo

da "Humilitas", Nr.1/86

 


 

Mi permetto comunicare a codesto spett.le Centro la mia testimonianza relativa a una guarigione straordinaria. 

Verso la fine del giugno 1985, mio fratello sig. Rino Pinaffo, residente con la famiglia in Francia, a Confouleux 81800 Robenstans, telefonò al fratello sacerdote, don Aldo Pinaffo, parroco di Crea di Spinea (VE), che un suo genero, il sig. Jacques Albenge Zaching, era ricoverato in ospedale in condizioni molto gravi con diagnosi certa di un tumore maligno alla testa. I chirurghi erano molto incerti sulla convenienza di un eventuale intervento, data la gravità della situazione. Il fratello ci avvertiva, a nome anche della moglie e dei quattro figli, della drammatica realtà. Chiese unanime e fiducioso, preghiera a me e alle suore di Villa Bianca in Tarzo (TV), affinché per intercessione di Papa Luciani, dal quale io stessa sono convinta di aver ricevuto una grande grazia, anche lui potesse trovare conforto e guarigione. Io gli scrissi subito, esortandolo a pregare con fiducia Papa Luciani e gli mandai una cartolina con la foto del Papa invitando loro e gli altri parenti a recitare un Pater Noster, un Ave Maria e tre Gloria confidando nella sua intercessione. L'altra mia sorella suora che si trovava a Roma, andò presso la tomba di Papa Giovanni Paolo I a chiedere che l'intervento chirurgico avesse un esito positivo. Alla vigilia dell'operazione, come mi fu scritto, seppi che uno dei chirurghi si era ritirato affermando che il sig. Albenge, anche fosse operato, avrebbe avuto solo qualche giorno di vita; l'altro chirurgo era molto incerto sul da farsi. Mentre da ogni parte si pregava, i medici si decisero per l'intervento che durò cinque ore. Trovarono una sacca di sangue e, nel cervello, il tumore che non era possibile togliere, se non in parte in quanto sarebbero state lese parti vitali. Prima di informare la moglie dell'esito negativo dell'intervento, gli somministrarono dei sedativi. La situazione era molto seria : il marito sarebbe vissuto solo qualche giorno. Il tumore, ripeto, era maligno, né era possibile toglierlo completamente perché, come ho detto, essendo localizzato in parti estremamente delicate e vitali del cervello, il malato sarebbe morto durante l'intervento.

Passarono otto giorni, gravidi di preoccupazione e ansietà. I medici sottoposero l'ammalato a tutti i controlli clinici. Con grande sorpresa e stupore dei parenti, i medici ci informarono che il sig. Albenge appariva completamente guarito perché del tumore non si vedeva più traccia. Venne quindi rimandato a casa.

Nel settembre dello stesso anno, mio fratello don Aldo è andato a trovarlo per rendersi conto del fatto e ha trovato il parente al suo posto di lavoro. Fu celebrata una Messa di ringraziamento a Dio per la grazia ottenuta per intercessione (io ne sono del tutto convinta) di Papa Luciani. Erano presenti tutti i parenti.

Verso la metà di gennaio 1986, al sig. Albenge furono rifatti i controlli. I medici, constatando la confermata guarigione, si dissero stupiti : "Come può essere guarito così bene, senza sottoporsi ad alcuna radiazione ?". Devo aggiungere che nei primi giorni di maggio il sig. Albenge si sottopose ancora agli esami del caso che confermarono la completa guarigione.

La famiglia ringrazia vivamente quanti hanno pregato per la guarigione del parente e si augura con viva speranza che Papa Luciani possa essere, quanto prima, elevato alla dignità degli altari.

In fede.

Suor Ines Pinaffo

"Villa Bianca"

da "Humilitas", Nr.3/87

 

Il sig. Jacques Albenge Zaching ha oggi 56 anni ed è perfettamente guarito. Continua a vivere lavorando i campi.

 

 Andrea Tornielli-Alessandro Zangrando

da "Papa Luciani, il parroco del mondo", 1998

 


 

"La signora Emilia Aresca in Tiberti, abitante in Castelnuovo Calcea (Asti) in Via Valleggia 19, soffriva da parecchi anni di gravi dolori alla schiena, tanto da impedirle di compiere i suoi soliti lavori di casa.

Le cure dei medici non valsero a lenire le sue sofferenze, anzi, il male si aggravava. Il Primario ortopedico dell'Ospedale di Nizza Monferrato la visitava. Fu sottoposta ai raggi, ai forni, dovette portare il busto ortopedico, ma tutto senza giovamento alcuno. All'Ospedale di Nizza si conserva la sua cartella clinica, che può essere consultata.

Il giorno della sepoltura del Sommo Pontefice, la signora assistette con commozione alla celebrazione delle esequie.

Tra i suoi dolori durante tutto lo svolgimento della sacra funzione non cessò dal supplicarlo di ottenerle di lenire i suoi dolori, così : "O Tu, Papa Luciani, che sei vicino a Gesù, Gesù ti ascolta; io non me lo merito, ma se tu lo dici ...".

Nella notte a letto continuò a pregare, finché, spossata, si addormentò. All'alba, svegliandosi, si sentì leggera, leggera che dubitò della grazia; non accusò alcun dolore. Si meravigliò di quello stato, provò a scendere dal letto, ma dovette rassicurarsi con grande commozione che ogni dolore era scomparso.

Da quel giorno 28 settembre 1978 a tutt'oggi 8 ottobre 1984 è assolutamente scomparso quel male.

Ora la signora continua sempre a pregare Papa Luciani; fa celebrare una Santa Messa ad ogni suo anniversario della morte, fa frequenti offerte secondo la sua possibilità, per buone opere in onore del Santo Pontefice.

La signora beneficata avrebbe tanto piacere se la sua grazia venisse pubblicata nel suo Bollettino "Humilitas", a onore del caro Papa Luciani.

Il sottoscritto Sacerdote Salesiano Cappellano dell'Ospedale di Nizza Monferrato, che ha raccolto quanto sopra a viva voce della stessa signora, assicura dell'onestà della stessa persona e quindi della verità per quanto ha riferito e qui è stato riportato.

 

Sac. Adone Mario Cicuta,

Salesiano Cappellano dell'Ospedale

da "Humilitas", Nr.3/86

 


 

"Mi chiamo Andrea, ho 18 anni e sono un seminarista di Ravenna, molto affezionato al ricordo della figura di Papa Luciani.

Nel 1978 avevo 10 anni ed all'elezione di un Pontefice prestavo l'attenzione tipica di un ragazzo di quell'età, cioè la seguivo con un certo distacco.

Una cosa però mi colpì profondamente e fu il saluto che il neo-eletto rivolse al mondo il giorno dopo l'elezione. Non so bene perché, forse il sorriso, forse la spiccata cadenza veneta nel parlare, forse la grande bontà e mansuetudine che scaturivano dal modo di muoversi di Giovanni Paolo I, ma quelle parole mi si stamparono subito nella mente e nel cuore e tutt'oggi le ricordo molto bene. Provai un'estrema felicità per quello che era successo, felicità che aumentava al pensiero di poter vedere e sentire quell'uomo chissà per quanto tempo. Albino Luciani fu una luce folgorante accesasi improvvisamente sulla figura del papato, dopo il grigiore degli ultimi anni di Paolo VI (peraltro grandissima figura della Chiesa contemporanea, da me stimato moltissimo). Ebbene, ai miei occhi di ragazzo appena decenne, l'improvvisa scomparsa di quell'uomo, che era diventato per me un qualcosa di più che una persona da rispettare o da vedere solo alla TV o sui giornali, fu quasi un trauma; da allora è nata in me la sete di apprendere particolari, curiosità, cenni biografici sulla vita di un uomo che mi aveva affascinato così fortemente, ma che troppo presto il Signore ha tolto a noi tutti, quasi non fossimo degni di meritare una grazia così grande.

Questo mio interessamento a Papa Luciani mi ha poi portato ad allargare gli orizzonti della mia ricerca, ad estenderla ad altri personaggi da me non conosciuti direttamente dei quali però avevo sentito parlare come ad esempio due altri Papi, già Patriarchi di Venezia, come S. Pio X e Giovanni XXIII.

Da qui poi è continuata la strada che mi ha portato alla vocazione alla vita sacerdotale, che tutt'ora percorro con molto entusiasmo e convinzione. Ecco perciò che mi è caro ricordare le radici di questa mia scelta, affondate proprio nella figura di Albino Luciani, in quei 33 giorni che, se poco o nulla hanno significato agli occhi di molti, sono bastati per lasciarci alle spalle un'imagine ormai sorpassata della figura del Pontefice, aprendo ad essa le porte dei tempi nuovi, fino ad interrompere addirittura la secolare sequela di Papi italiani, anch'essa ormai non più giustificata totalmente.

Questo a livello storico, senza poi contare quello che l'elezione di Giovanni Paolo I ha operato in tantissime persone". (...)

 

Andrea Bonazzi

Ravenna

da "Humilitas", Nr.4/86

 


 

"A Gloria della S.S. Trinità : Padre, Figlio e Spirito Santo ed onore del suo servo fedele : Albino Luciani - Giovanni Paolo I - scrivo :

Nell'agosto 1984 ebbi notizia che mia sorella Libera doveva subire un intervento chirurgico perché affetta da neoplasia della tuba. La malattia si manifestava grave e di dubbia natura.

Nella mia sorpresa dolorosa mi sentii subito interiormente spinta a pregare "Papa Luciani". Ogni giorno pregavo davanti la sua immagine con tanta fede; ed un pensiero andava prendendo corpo in me : Caro Papa Luciani, fammi vedere che hai credito presso Dio ottenendo "grazia" per Libera; e pregavo ...

Mi sorella subì l'operazione, si sottopose a tutti gli accertamenti e cure (dolorose ed umilianti) con lodevole serenità, ottimismo e forza d'animo invocando, stimolata da me, la protezione di Papa Luciani con i familiari, specie il marito.

Dopo alcuni mesi fu sottoposta ad un secondo intervento "laparatomia esplorativa" a Monza, dal prof. Mangioni; lo superò con decoroso normale, fermandosi in quell'ospedale quindici giorni, alternando esami clinici d'accertamento. Prima di lasciare l'ospedale, col marito, attendeva con alquanta serenità, mista e trepida ansia la risposta ...

E venne il professore con il "responso". Egli assai amorevolmente e compiaciuto, posandole la mano sulla spalla dice : "Cara signora, nonostante i dubbi, le perplessità, le incertezze, sorpreso, le devo dire che gli accertamenti risultano negativi; ma lei ... chi ha che prega per lei ?

Non posso descrivere i sentimenti da lei provati in quel momento, che si espressero in un scoppio di pianto; ma essa sapeva benissimo e non dubitò punto che Papa Luciani le aveva ottenuto la grazia, e già si prometteva di andare al suo paese nativo "Canale D'Agordo" per ringraziarlo, promessa che effettuò il giorno 6 agosto 1986, circa due anni dopo.

Per me le parole del professore sono la risposta del "credito" che Papa Luciani ha presso Dio. Perciò con fiducia a lui ricorro nelle mie ed altrui necessità.

Papa Luciani è davvero il Papa del sorriso e come mi sono compiaciuta qualificarlo : trasparenza di Dio ! ..."

In fede :

 

Sr. Rosa T.

Suora di carità nell'Istituto delle 

S.S. Bartolomea e Vicenza

residente in Belluno

da "Humilitas", Nr.1/87

 


 

"Sono una ragazza di 25 anni di Buenos Aires, Argentina. Mi trovo a San Benedetto del Tronto per dieci mesi facendo studi.

La settimana scorsa quando mi trovavo a Vittorio Veneto per fare una visita, ho visto un numero di "Papa Luciani-Humilitas". Oggi ho finito di leggerlo e mi sono commossa.

Voglio dirvi ch'io amo moltissimo Papa Luciani e lo tengo proprio come un santo. Lui ha cambiato la mia vita.

Da anni che non andavo più in chiesa, da quando ho finito la scuola elementare.

Quando l'ho visto sulla TV per la prima volta ero molto emozionata perché non avevo mai visto un Papa così dolce, amabile, sorridente.

Il 16 settembre 1978, sabato sera, mi sono sentita attirata ad andare a Messa, ma non volevo. Fino all'ultimo non potevo più fare opposizione e sono andata.

Vedo in questo fatto che il Signore ha voluto di servirsi di Papa Luciani per farmi ritornare alla pratica cattolica che non ho abbandonato mai.

Adesso trovo che c'è un centro dedicato alla promozione della sua figura e posso dire che il Signore mi ha ascoltato. Ho tanto pregato che si facesse qualcosa così. E ringrazio il Signore. Io sempre cerco di studiare la sua figura, di leggere tutti i libri che posso trovare. Mi unisco anche al desiderio di Suor Marie Cecile du Sacre Coeur di Francia e di tutti coloro che desiderano lo stesso : di vedere qualche giorno sia introdotta la sua causa di beatificazione che tanto bene farebbe alla Chiesa Universale.

Ciò nonostante, chiedo sempre l'intercessione di Papa Luciani come se fosse un santo. Faccio celebrare la Santa Messa ogni anno in sua memoria e sua beatificazione a Buenos Aires (tutti i 28 settembre).

Quattro anni fa, ho avuto la grazia di poter conoscere il suo paese natale, Canale D'Agordo, e adesso ho voglia di conoscere il Centro Papa Luciani per vedere la vostra opera. Spero di poter farlo subito". (...)

 

Gloria C. Molinari

Buenos Aires, Argentina

da "Humilitas", Nr.1/87

 

 

NOTA : L'autrice è stata in visita al Centro Papa Luciani il 24 dicembre 1986, prima della pubblicazione della lettera su "Humilitas".

 

La testimonianza completa sulla conversione dell'autrice si trova a :  "La storia della mia conversione"

 

 


 

(...) "Oggi, ripensando con calma ai contatti avuti con lui, non mi so proprio rendere conto come mai lui abbia potuto dimostrare verso di me tanto affetto e benevolenza.

Il vero primo contatto con don Albino lo ebbi a Belluno nel lontano 1943, quando, a tempo libero dai miei impegni d'ufficio, collaboravo per "L'Amico del Popolo" ed ero corrispondente provinciale de "L'Avvenire d'Italia".

Mi incontrò in Piazza dei Martiri e mi disse : "Ho letto i tuoi primi articoli sul nostro quotidiano cattolico e mi compiaccio con te, solo sai, è una mia personale opinione, come suonerebbe bene se tu, firmandoti, mettessi prima il nome e poi il cognome". Però la lezione l'ho imparata da quel pivellino che ero.

Da allora i miei contatti con lui furono molto rari e proprio per questo mi meraviglia ancor'oggi per quanto sto per scrivere :

Da settembre a fine novembre 1961, fui ricoverato d'urgenza all'ospedale di Padova per un intervento chirurgico, ma un non benevolo destino mi costrinse a letto per quasi tre mesi per sopravvenute due broncopolmonite post operatorie. Risultato d'un consulto medico : non speranze di sopravvivenza, tanto che la voce si era sparsa un po' dappertutto e tutti si aspettavano da un momento all'altro l'annuncio della mia morte.

Ma l'allora Vescovo di Vittorio Veneto Luciani non si è dimenticato di me e per ben due volte lo vidi al mio capezzale e quando gli dissi che intendevo morire a casa, con un segno di Croce sulla fronte e con le parole "Dio ha aiutato me nelle passate sofferenze e aiuterà certo anche te", si congedò sorridente dal mio letto.

A fine novembre, mi feci portare a casa per chiudere la mia giornata terrena, ma "incredibile dictu", dopo tre giorni che ero a Falcade, la febbre che oscillava sempre sui 40 gradi, scomparve completamente ed a Natale lavoravo nel mio ambiente alberghiero, come nulla fosse successo. Tant'è vero che il 28 dicembre si fermò da noi un pullman che trasportava Suore ed infermieri dell'Ospedale di Padova, venuto appositamente a Falcade per vedere se veramente fossi ancora vivo.

Ricordo che, mentre il gruppo si dirigeva in sala da pranzo, un infermiere a bassa voce (ma che io ho ben recepito), disse ad una Suora : "Quello al bar è il fratello del sig. Fol ?" E lei : "No, no, è quello che era moribondo a Padova". (...)

 

Ernesto Fol

da "Humilitas", Nr.1/87

 


 

"Mi chiamo Antonietta Dall'Agata. Sono nata a Godega (TV) il 26.2.1930. Appartengo ad un Istituto Secolare e vivo a Vittorio Veneto da 22 anni, in una Casa diocesana, dove mi occupo di sartoria per ecclesiastici.

Ho conosciuto Papa Luciani quando era Vescovo di questa città. Ho confezionato vesti talari anche per lui, sia da vescovo che da cardinale : vesti nere. So che a Venezia usò le vesti rosse del suo predecessore.

Le sue prediche nella cattedrale di Vittorio Veneto, così semplici nella forma e così piene di dottrina e di carica persuasiva, mi riempivano l'anima di gioia.

Nelle brevi parole che ci rivolse quando emisi i primi voti (eravamo tre novizie) ebbe a dire : "Anche se la casa brucia e dalla finestra vedete tutto buio, non abbiate paura. Buttatevi giù : un Padre amoroso vi attende con le braccia aperte". In quei giorni ero molto addolorata per la recente perdita del mio carissimo babbo !

Mons. Luciani traeva spesso esempi dalla vita di S. Francesco di Sales e di S. Teresa di Gesù Bambino, e dai loro scritti.

Da molti anni soffro di dolori artritici, nevritici e ultimamente anche artrosici.

Il 29 settembre 1978 mi trovavo da tre mesi nell'Ospedale Civile di Udine, in attesa di subire un intervento chirurgico per due ernie al disco. Verso le ore otto del mattino due infermiere vennero a prepararmi. "Che schianto - mi dissero - È morto il Papa !". Tratenni il pianto per non creare difficoltà al mio trasporto in sala operatoria : da tempo mi trovavo impossibilitata a muovermi, come fossi paralizzata. Osservai i visi seri dei dottori e udii il loro mormorio di meraviglia e dispiacere per la morte del Papa.

Al risveglio, dopo l'intervento, avvertii sensibilmente la presenza, vicino al mio letto, del Papa in veste bianca e mitra, che mi disse (non so come) : "Forza e coraggio". I dottori pensavano che, dopo l'operazione, sarei rimasta immobilizzata, a letto, per tutta la vita. Quando mossi i primi passi, accorsero nella stanza e mi si fecero attorno meravigliati. Ancora oggi mi dicono : "Come fa a camminare ?"

Ritengo di dovere questo fatto a Papa Luciani. Nonostante la situazione di sofferenza in cui mi trovo per le condizioni della mia salute e i continui dolori, riesco ancora a muovermi, sia pure a fatica e col bastone ortopedico, ed a svolgere la mia attività di sarta".

 

Dall'Agata, Antonietta

da "Humilitas", Nr.2/87

 


 

"Sono una signora di 85 anni, quasi totalmente inferma, residente a Gaeta, vedova da molti anni e profondamente credente.

Voglio esporle il mio caso ed in breve le racconto come si sono svolti i fatti in modo che Lei stesso possa valutare quanto ci sia di miracoloso in ciò che mi è successo.

Sette anni fa, mia figlia Maddalena, già da tempo sofferente per qualcosa che non era ben chiaro, si è ricoverata all'ospedale a Roma per efettuare ricerche.

Per sei lunghi mesi, i medici hanno cercato di individuare il male che l'affliggeva, finché, alla fine, dopo una angiografia sbagliata, mia figlia cadde in coma.

Allora un mio nipote cardiologo che aveva seguito il suo calvario, disse agli altri medici che non c'era più nulla da fare e che non c'era più alcuna speranza di salvezza.

Infatti, mia figlia non mangiava più ed era ridotta a pesare nemmeno quaranta chili.

A me, che ero rimasta a Gaeta, i familiari non dissero nulla, ma il mio cuore di madre capì che era un caso gravissimo ed allora, piangendo disperata e raccomandandomi alla Madonna, mi trovai tra le mani un giornaletto.

Da una pagina di esso, Papa Luciani mi guardava sorridendo ed io allora ho rivolto a lui il mio pianto disperato pregandolo di intercedere presso la Madonna. Allora ho sentito dentro di me la sua voce che mi diceva con dolcezza : ci sono io, sta tranquilla !

Nello stesso giorno a Roma, mia figlia per una dialisi cominciò a riprendersi, a migliorare, ed operata infine per un feocromocitoma su un rene (infatti, era nata senza il rene destro), guarì poi rapidamente.

Ora, grazie a Dio sta bene.

Di quanto sopra, io vorrei parlare però con qualcuno di voi per aggiungere tutto ciò che non posso scrivere, ma spiegare a parole con persona competente".

 

Rosa Simoncini ved. Fiorentini

Gaeta

da "Humilitas", Nr.3/87

 


 

(...) "Mi permetto di raccontarvi una piccola grazia che ha avuto da lui mia mamma. Qualche anno fa, aveva come un fiume di fuoco (dentro un braccio) che le era insopportabile, a causa dello schiacciamento di un nervo fra le vertebre cervicali.

Ha fatto una cura medica senza esito e doveva sottoporsi ad un operazione.

Io, nel fratempo, pregavo per l'intercessione di Papa Luciani. E così dopo un po' di tempo, nonostante le cattive condizioni delle sue vertebre, non ha più quel dolore.

Ritengo che il Signore voglia Papa Luciani, dispensatore delle sue grazie.

 

Gloria C. Molinari

Buenos Aires, Argentina

da "Humilitas", Nr.1/88

 

 


 

(...) "Io non ho avuto mai la fortuna di conoscere personalmente Papa Luciani, ma ho seguito tutti i discorsi che faceva in televisione dall'elezione al funerale, e posso dire di ritenermi già molto fortunato, specialmente per aver visto e sentito il suo primo e memorabile colloquio con la folla, meglio dire, con "vecchi amici", di quel magnifico 27 agosto di dieci anni fa.

Con quel colloquio mi fece capire subito, non solo a me, ma a tutto il mondo, come era familiare con tutti, semplice e, sopratutto umile e che il suo inconfondibile sorriso era entrato nel cuore di ogni uomo.

Pensavo che il suo pontificato fosse durato più a lungo e che forse un giorno lo avrei incontrato e parlato, ma invece il buon Dio volle diversamente e chiamò il suo umile ed amabile servo dopo trentatré giorni di pontificato definiti "spazio di un sorriso".

Piansi molto la mattina del 29 settembre quando seppi da nonna che Papa Luciani era morto, ma appena cresciuto, mi consolai con le parole di S. Agostino "non dobbiamo piangere perché ce l'ha tolto, ma gioire perché ce l'ha donato".

Dagli anni che son passati, vale a dire, dal '78 a oggi, ho visto in me come una maturazione interiore che mi spingeva a una maggiore devozione ed affidamento totale verso il carissimo Giovanni Paolo I, a tal punto che lo cominciai a pregare tanto, perché mamma si convincesse a farmi entrare in seminario (1986), perché proprio non voleva, a tal punto da iscrivermi ad una scuola contro la mia volontà.

Sono passati due anni e poco alla volta vedevo in mia madre un vero e proprio cambiamento interiore : ora va quasi tutti i giorni a Messa, si comunica, prega e le ho fatto fare anche amicizia con mio carissimo Vescovo.

Quest'anno, senza che io gli dicessi niente, è stata lei a dirmi di andare in Seminario, e di essersi pentita di non averlo fatto due anni prima. Per aver questo risultato, ho dovuto pregare tanto nostro Signore, per intercessione di Papa Luciani ed ora sono in Seminario a seguire la mia Vocazione.

Recentemente sono andato (12 agosto) a pregare sulla sua tomba per ringraziarlo di quello che ha fatto per me, e per quello che continuerà a fare.

L'unico desiderio ora sarebbe di andare a visitare Canale D'Agordo, Venezia e il vostro Centro, ma penso che forse l'estate prossima potrò fare questo viaggio.

Ogni giorno, dopo le Lodi e i Vespri, recito sempre la preghiera che Papa Luciani ci ha insegnato : "Signore, prendimi come sono, con i miei diffetti, con le mie mancanze, ma fammi diventare come tu mi desideri". Vorrei che questa mia testimonianza (anche se indegna), fosse pubblicata (anche ridotta da voi) sulla magnifica rivista "Humilitas", per far sapere alla gente quanto io ami e preghi il carissimo Papa del Sorriso.

Vi saluto tutti fraternamente in Cristo,

 

Sante De Angelis

Seminario San Giovanni

Anagni (FR)

da "Humilitas", Nr.1/89

 


 

"Sono insegnante di Lettere e Vice-Preside presso la Scuola Media di Carate Brianza, ma sopratutto sono felicemente sposato e padre di quattro bambini. Più di otto anni fa, incontrammo il Vescovo di Belluno durante una vacanza a Falcade. A mia moglie, allora in attesa del primo figlio, egli ci disse di affidarsi a Giovanni Paolo I, protettore delle mamme in attesa. La cosa allora non ci colpì molto. A distanza di quindici mesi nacque anche il nostro secondo figlio (una bambina) e, per entrambe le gravidanze, mia moglie fu costretta al riposo assoluto nel primo trimestre per minaccia di aborto.

Dopo qualche anno, desiderammo un terzo figlio, ma dopo un lungo periodo d'attesa, mia moglie ebbe un aborto spontaneo. Rimasta subito incinta, fu nuovamente costretta al riposo e poi vittima di una grossa emorragia che, a detta del ginecologo curante, come di quelli dell'ospedale presso cui fu subito ricoverata era segno, se non di aborto già avvenuto, di aborto imminente e quasi del tutto inevitabile.

In ospedale ebbe altre due emorragie e, a quel punto, addolorato e quasi disperato, mi ritornò in mente Papa Luciani, a cui chiesi con tutto il cuore l'intercessione insieme con mia moglie. Da allora non si ripeterono più emorragie e il 25 aprile 1991 nacque felicemente Paola Maria. Del tutto inaspettatamente, nella primavera di quest'anno, mia moglie si ritrovò nuovamente in attesa.

Accertata la gravidanza, preoccupato anche per le possibilissime complicazioni (avvenute in tutte le precedenti analoghe situazioni), chiesi di cuore a Papa Luciani di intercedere per la salute della mamma e del bambino. Tale preghiera perdurò poi per tutti i nove mesi e - per la prima volta senza alcun problema - il 25 novembre è nato Giovanni Paolo Maria. Per la gratitudine che nutriamo verso la "paterna e materna" intercessione di Papa Luciani, mi sono sentito in obbligo di comunicarvi questi fatti".

 

Andrea Zambotta

Carate Brianza (MI)

da "Humilitas", Nr.1/93

 


 

Carissimi, rispettosamente mi permetto di riferirvi alcune grazie ricevute da Papa Luciani.

Il 26 agosto '78 ero all'ascolto della mia radio per soddisfare la mia curiosità cattolica. Ho applaudito con gioia apprendendo che era stato eletto Papa, Sua Santità Giovanni Paolo I.

La notizia della morte un mese dopo mi ha profondamente colpito. Ho trovato in questo Papa una qualità cristiana eccezionale e così, dopo la sua morte, ho incominciato a pregarlo. Come vedovo, padre di cinque figli, avevo il problema dei due più grandi che erano precipitati in una vita pagana abbandonando il cattolicessimo.

Ho allora invocato colui che io considero già un santo e questi due ragazzi hanno ripreso la loro vita cristiana.

Un'altra volta ero stato accusato falsamente in un tribunale e tutti i vicini credevano che non avrei saputo difendermi. Ho allora fatto ricorso a Giovanni Paolo I e sono stato assolto fin dalla prima udienza.

 

T. Nord Kivu

Reppublica di Zaire

da "Humilitas", Nr.3/93

 


 

"Desidererei raccontarvi un piccolo (o grande !) fatto capitato qui a Heliopolis dove svolgo il mio apostolato.

Una mamma di otto figli è in comma da una settimana per una meningite. L'assiste la mamma, cristiana. Sta per morire e io piango più dei suoi cari. Una sera, allora, dico nella preghiera a Papa Luciani : "Senti, tu ce la fai a vedere questa mamma, io no. Pensaci tu ! Questa grazia non ti verrà mai riconosciuta, ma tu sei umile e questo so non ti importa". 

Ho messo la medaglia del Papa nel fazzoletto della donna. Al mattino, incontro la suora della notte. Ho paura di chiederle come sta, lei mi guarda e mi dice che ormai sta per morire. "Luciani, pensaci !", prego dentro di me.

Alle 7.30 vado in corsia e mi viene incontro la mamma della donna : "Suora, si è svegliata, parla, ha bevuto un po' d'acqua e sta bene !". Piangiamo insieme il Signore e Papa Luciani".

 

Suor Vittoria Cibien

Heliopolis (Egitto)

da "Humilitas", Nr.4/96

 


 

"Chi scrive è una ragazza di 21 anni, sono Sonia e vengo da Caorle, un paese in provincia di Venezia.

 L'anno scorso sono stata in villeggiatura estiva ad Alleghe e così ho avuto modo di venire a visitare Canale D'Agordo e di entrare in contatto con la stupenda persona di Papa Luciani.

Mi ha spinto a scrivervi un significativo episodio capitatomi a novembre del '96. Mi trovavo a casa da sola, di mattina, quando mi telefonò un portantino dell'ambulanza : "Stiamo portando suo padre all'ospedale di Mestre, è successo un incidente automobilistico, ma lei stia tranquilla che andrà tutto bene".

Sospesa la comunicazione, non vi posso dire in che stato fossi, sopratutto perché non avevo nessuno vicino che mi confortasse e mi aiutasse; sopra il mio letto ho appeso un quadretto del caro Papa Albino, e così quella mattina gli dissi di proteggere papà e di fare in modo che non gli fosse accaduto niente di male.

Da quel momento mi tranquillizzai; sapevo di non essere sola, perché avevo ricevuto Gesù Eucarestia quella mattina stessa durante la S. Messa e poi perché parlavo con il mio buon Papa, e questo mi dava coraggio e pace.

Dopo parecchie ore mi telefonarono dall'ospedale : la macchina di papà, che quella mattina si stava recando a Venezia per lavoro, era piombata in piena strada perché, a causa dei freni che in quel momento non avevano funzionato, non era riuscita a fermarsi ad uno stop. A quell'ora (8.30 di mattina) il traffico era molto intenso; un Tir ha sfiorato la macchina di papà per miracolo, mentre due automobili lo hanno investito in pieno, distruggendogli completamente la macchina.

Mio papà non ha riportato nemmeno una frattura dall'incidente, solo qualche contusione, guarita perfettamente con un po' di riposo a casa. Quanti sono venuti a conoscenza della dinamica dell'incidente, hanno detto che si è trattato di un miracolo. Io so a chi attribuire questo miracolo, a lui, al Papa che sorride ancora nel Cielo a quanti lo invocano nella preghiera.

Per questo vi ho scritto, per ringraziare Papa Luciani per quello che per sua intercessione Gesù mi ha concesso, e vorrei inoltre mettere tutta la mia famiglia e i miei cari sotto la protezione del caro Papa Luciani. Io lo considero un mio caro amico, lo sento sempre vicino e parlo spesso con lui". (...)

 

Sonia Dorigo

via Dello Zodiaco, 630021

Caorle (VE)

da "Humilitas", Nr.2/97

 


 

(...)"Ho conosciuto Papa Luciani ancora a "Stella Maris" di Venezia ed ebbi occasione di fare con lui delle belle chiacchierate. Vengo al dunque : poco tempo fa, avrei dovuto, a giudizio dei professori, essere operata per un male piuttosto brutto; ma la Madre Superiora ha pregato assieme a me il caro Papa Luciani e credo che per sua intercessione presso Colui che tutto può, tornai dal professore e mi disse : "Per ora le radiografie sono buone e non si pensa all'intervento chirurgico previsto". Non voglio esagerare ma per me Papa Luciani mi è stato vicino ed è un santo, un grande santo".

 

Cecilia Gallina

Col San Martino (Treviso)

da "Humilitas", Nr.3/97

 


Conversione di Rodolfo Tortoriello (Buenos Aires - Argentina)

 “ La signora Alicia Ruiz in Gima, di Buenos Aires, mi ha raccontato la storia della conversione di un suo cugino, Rodolfo Tortoriello, allora di 29 anni, il quale non era un cattolico praticante. Laureatosi in ingegneria  nel 1978, fa un viaggio per Europa con un suo amico con una macchina da noleggio. Cominciano dalla Spagna, poi la Francia. Arrivati in Italia alla morte di Papa Paolo VI, vanno verso Sud e tornano a Roma per la fumata bianca. Così hanno potuto vedere Giovanni Paolo I il giorno dell’elezione. E continuano il loro viaggio verso Firenze, Venezia, le spiagge. I due ragazzi volevano proprio divertirsi. Invece, le cose cambiano per Rodolfo. Tornano a Roma il giorno dopo la morte di Papa Luciani. Rodolfo si trova in Piazza San Pietro e fa la coda per visitare la salma dopo una lunga attesa. Aveva visto molta, ma molta gente che piangeva e si rendeva conto di come si sentiva abbandonata. Anche lui si è messo a piangere. Aveva sentito un qualcosa di strano e lui ha manifestato che era una delle poche volte in cui aveva pianto. Sentiva un dolore molto grande, tristezza per Giovanni Paolo I. Rodolfo era rimasto impressionato dal sorriso e dal volto del Papa. Il dolore che lui sentiva non lo poteva spiegare, non sapeva come spiegarlo. Poi dopo, arriva la conversione ”.

Da un colloquio avuto con l'autrice

Ottobre 2000

 


"In Italia, Emilia Aresa aveva sofferto per anni dolori alla schiena da non poter espletare i lavori di casa e nessuno dei medici consultati era stato in grado di trovare una soluzione. Fu presente al funerale di Giovanni Paolo I e in lacrime pregò : "Papa Luciani, tu che sei così vicino a Gesù, prega per me e ottienimi la guarigione o almeno fammi stare abbastanza bene da compiere i lavori di casa. Se tu parli a Gesù ti ascolterà ...". La mattina seguente, quando si alzò, ogni dolore era scomparso e non comparve più".

da "Giovanni Paolo I - The Smiling Pope"

Istituto Editoriale Europeo, Napoli 1987

 


 

"A gennaio 2000, sulla crociera dove ho lavorato, un ufficiale amministrativo aveva subìto una specie d'ictus (che poi hanno detto, per eccesso di lavoro). È venuta da me la moglie piangendo (anche lei lavorava lì facendo lavori amministrativi) e dicendo che suo marito si trovava all'ospedale di bordo; che non si muoveva, non aveva reazioni. Le ho detto che pregherei per lui. Quindi, una volta finito il mio turno in ricezione, sono andata in cappella a pregare Dio per l'intercessione di Papa Luciani per la guarigione di questo compagno di lavoro. Il giorno dopo, lui si era ristabilito come se non fosse accaduto niente. Quando l'ho ritrovato gli ho detto chi l'aveva aiutato".

L'autrice


 "Qui, negli USA, una madre, incinta del terzo figlio, aveva gravi complicazioni, tanto che i medici le dissero che, non solo non c'era speranza per il nascituro, ma che ella pure sarebbe morta se non avesse abortito. Rifiutò. Le fu spedito un pezzettino della veste bianca indossata da Papa Luciani, assieme alla preghiera per la sua beatificazione. Con grande stupore dei dottori, nacque un bellissimo bambino; non avevano mai visto un risultato tanto positivo, attese le complicazioni rilevate. Decisero, pertanto, di segnalare il caso alle riviste mediche specializzate. Il bambino, che è stato chiamato Davide Matteo Giovanni Paolo è ora sano, felice, con un irresistibile sorriso !".

  

da "Giovanni Paolo I - The Smiling Pope"

Istituto Editoriale Europeo, Napoli 1987  

 


 

 "Caro don Albino,

Quello che sto per raccontarvi dovrebbe far piacere a te, ma sicuramente porterà consolazione anche a quanti hanno sofferto non poco per la tua improvvisa partenza da questa "valle di lacrime". E tu sai bene che, accanto ai familiari e ai tuoi diretti e fedeli collaboratori, ci sono tante umili persone in ogni parte del mondo che ti vogliono bene e che continuano a dialogare con te.

Ho conosciuto nei giorni scorsi un operaio di Lendinara (una cittadina in provincia di Rovigo, dove tu sei stato e dove ho iniziato più di trent'anni fa il mio servizio pastorale), Italo Carità, 52 anni, sposato e con una figlia ventenne. A presentarmelo sono stati il Parroco don Vittorio e suor Anna, entrambi convinti di trovarsi di fronte a qualcosa di straordinario. Questo signore era noto come un "mangiapreti" (parole sue) eccezionale, accanito bestemmiatore e del tutto indifferente ad ogni richiamo religioso.

La signora Graziella, sposa paziente e devota, dopo i primi anni di matrimonio e in attesa della figlia, aveva ormai rinunciato all'idea di condurre il marito sulla retta via.

Alla morte di Paolo VI, con il conclave che ne seguì - e tu ne sai sicuramente più di noi - si diffonde la notizia della tua elezione alla cattedra di san Pietro : il signor Italo sul momento reagisce con espressioni pesanti, irripetibili, tanto che la moglie, dopo aver detto la sua gioia per la scelta del nostro Patriarca di Venezia, decide di non tornare mai più sull'argomento.

Ma, nei giorni seguenti, a cominciare da quella conversazione con la folla che ha fatto alla domenica dalla logia di San Pietro : (... Ieri mattina, mentre andavo alla Sistina ...), in quella casa di via Trento, a Lendinara appunto, stava succedendo qualcosa di strano : il signor Italo guardava il telegiornale, ascoltava questo Papa nuovo che parlava semplice ... Fino a quando, appena un mese dopo, giunse l'incredibile notizia della sua morte. All'ora di pranzo, il telegiornale diffuse le immagini e i commenti su quel Papa sorridente che era già scomparso. Italo stava mangiando e, accanto a lui, c'era la moglie, incinta e prossima al lieto evento. Raccontano insieme quello che avvenne :  mentre scorrevano le immagini dell'udienza pubblica, quella del Papa con Daniele Bravo, il bambino romano di quinta elementare che aiutò il Papa nella spiegazione dell'Atto di Carità - all'improvviso, il signor Italo scoppiò in un pianto dirotto, si coprì il volto e rimase come folgorato dell'anima, cambiato e rivoltato come un calzino, insomma, convertito all'istante.

Adesso, a più di vent'anni di distanza, veniamo a sapere tutto questo e troviamo nella sua casa un grande ritratto di Giovanni Paolo I; d'allora è andato ogni anno a Canale D'Agordo a dare il suo grazie e la sua comunità cristiana testimonia un miracolo che dura nel tempo. Tu sai bene che non mi sarei mai permesso di parlare con nome e cognome di un fatto tanto delicato, se il diretto interessato non mi avesse pregato di farlo, ad onore della verità e ad edificazione dei buoni.

Ripensando all'accaduto, mi vado chiedendo se non sia arrivato il momento di annoverare per le cause dei santi i miracoli istantanei che avvengono, non tanto nel corpo, quanto nello spirito. Perché, anche se tu adesso ti nasconderai dietro le porte del Paradiso, credo proprio che cambiare la testa e la vita della gente nella direzione del Vangelo, sia stato lo scopo di tutta la tua esistenza. E giustamente ne sarai felice. Con affetto.

 

don Licio Boldrin

da "Humilitas", Nr.4/99

 

 


 

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