I fioretti di Papa Luciani

 

Parte X

 

 

 

 

"Papa Giovanni Paolo I resta una figura fasciata di mistero : affascinante, gioiosa, attraente, una stella cadente, ma piena di mistero. Quando stai per raggiungerla,ti sfugge".

Jean Guitton

 


 

Un microfono che non funziona

 

"D'accordo col mio vescovo, nell'autumno del '76 era a Venezia per chiedere al patriarca Albino Luciani se accettava di presiedere una celebrazione a Frassinelle Polesine nel XXV dell'alluvione del Po. Mi accolse da fratello e fece letteralmente i salti mortali per venire. Ci riuscì, dopo telefonate pazienti, spostamenti di altri impegni e una cordialità impressionante : avevo conosciuto di persona e inaspettatamente un vero uomo, cristiano, prete, vescovo, amico. Uscendo dal patriarcato mi sembrava di volare. (...)

Nella povera chiesa di Frassinelle, l'impianto andò in tilt. Mi sarei sprofondato, sapendo dei problemi di voce che aveva l'illustre ospite : l'inconveniente invece si trasformò in qualcosa di ben diverso : dopo il pranzo e i ringraziamenti sinceri, gli dissi nuovamente la mia desolazione per averlo affaticato oltre misura. Mi prese la mano e disse : "Sono venuto e ti ringrazio; ringrazia la tua gente dei tanti doni ... Adesso tocca a voi ricambiare la visita. Quando vieni a Venezia - se puoi - non dimenticare un salto in patriarcato : c'è don Diego, ci sono le suore ... e anche il patriarca".

Non pensavo che l'avrei preso in parola. Prima con una classe quinta elementare, poi con una terza media, un gruppo di genitori, i chierichetti, alcuni giovani : le occasioni si moltiplicarono fino a farmi pensare che forse era troppo. Invece lui era sempre disponibile : telefonava al Palazzo Ducale, al Campanile e al Tesoro di San Marco per dire che stavano arrivando ospiti suoi ... Si sottoponeva alle interviste dei ragazzi ..."

 

"Lui rallegra tutto il palazzo"

 

"Faceva impressione la presenza di quell'uomo schivo e sapiente all'interno di un palazzo maestoso d'altri tempi. "Eppure - diceva suor Vincenza - quando il patriarca è in casa, anche se si mette lì sul quel divanetto a pregare in silenzo, lui riempie e rallegra tutto il palazzo".

 

don Licio Boldrin

da "Humilitas", 1985

 


 

Quasi di nascosto

 

"Albino Luciani è uno dei cardinali che meno si vedevano in Roma; anche negli uffici di curia, credo, ma soprattutto in ambienti esterni. Una volta era venuto a palazzo Chigi nel 1972 per perorare una causa umanitaria ma in abito di semplice prete, ed il mio commesso mi domandò alla fine della mattina se dovevamo ancora attendere il cardinale di Venezia".

 

Giulio Andreotti

da "A ogni morte di Papa. I Papi che ho conosciuto", 1982

 


 

Modestia

 

Episodi dell'epoca in cui don Albino era monsignore.

 

"Monsignore, un po' di rosso, magari un filetto, le starebbe bene !". "Dài, dài; sei matto !" -  rispose amichevolmente. "A me non interessano ... queste stupidaggini".

 

A. Salvato

da "La Sorgente", 1980

 

"Lo trovai tra un gruppo di chierici di teologia che conversava affabilmente. "C'è don Albino ?", chiesi. Tutti si meravigliarono che io avessi chiamato "don" lui che era monsignore. Arrossi, ma lui mi mise la mano sulla testa e disse : "Sono facezie".

 

don Cesare Vazza

da "L'Amico del popolo", 30/9/78

 


 

L'ultima udienza ad un capo di un dicastero vaticano

 

Brano di un'intervista realizzata da "30 Giorni" nel 1998 al cardinale Bernardin Gantin :

 

- A dire il vero, la sua è stata anche l'unica nomina curiale fatta da Giovanni Paolo I nel suo breve pontificato. Da pro-presidente, infatti, Papa Luciani la nominò presidente di "Cor Unum". Non solo, Giovanni Paolo I la ricevette in udienza nell'ultimo giorno del suo pontificato, il 28 settembre.

 

GANTIN : Sì, è stata l'ultima udienza concessa ad un capo di dicastero. Nella sera di quel giorno in cui ci aveva accolto con grande gentilezza, col sorriso, disponendo lui stesso le sedie affinché potessimo essergli accanto, nessuno poteva immaginare che, poche ore dopo, lui sarebbe andato nell'Eternità presso il Signore. Conservo ancora una foto di quell' udienza come una delle cose più preziose.

 

 

 

 

Eravamo in quattro : il Papa, io, il segretario di Iustitia et Pax, il gesuita Roger Heckel, e il segretario di "Cor Unum", il domenicano Henri de Riedmatten. Gli altri tre sono tutti scomparsi, solo il sottoscritto è sperstite di quella udienza ... Giovanni Paolo I, ripeto, era un uomo di grande umiltà; tutti conoscono il suo motto : "Humilitas". Anche il suo pontificato è stato, dal punto di vista temporale, umile, appena trentatré giorni. Ma significativo.

 


 

Olio o vino ?

 

"Quando era invitato a mangiare da qualche parte, egli non dimenticava mai di recarsi in cucina per ringraziare tutti coloro che avevano preparato le pietanze. Questa abitudine provocò, all'inizio, non poco imbarazzo alle donne di casa e alle cuoche, che si trovavano così improvvisamente davanti a "sua eccellenza" il vescovo, quando avevano ancora il grembiule e le mani bagnate.

Durante una visita pastorale a Caorle, ad una colonia estiva, successe qualcosa di imbarazzante : nel corso del pranzo fu versato per errore olio invece di vino nel bicchiere del vescovo ! Tale svista si spiega facilmente dato che spesso l'olio d'oliva viene conservato in bottiglie uguali a quelle che si usano per il vino : e, nella confusione dei preparativi per la visita del vescovo, una cosa del genere può certo succedere ... Tuttavia, Luciani beve, non molto (egli beveva raramente e molto poco), ma abbastanza, in modo da risparmiare al parroco suo ospite e ai colpevoli dell'"infortunio" l'imbarazzo causato da una tale situazione. Ciononostante, il suo vicino di tavolo aveva notato lo scambio : "Ma, eccellenza, questo è olio !". "Sì - disse Luciani - anche a me sembra olio".

 

don Giacomo Ferrighetto

 


 

Abiti scomodi

 

"Negli anni, successivi, già vescovo e cardinale, non avrebbe voluto essere altro che il "don Albino" consacrato da Dio. Nessuna pompa, nessun segno esteriore di dignità, se ciò non era indispensabile. Odiava tutte queste cose. Non appena tornava a casa da una cerimonia ufficiale, in cui era stato costretto ad indossare le vesti ufficiali da vescovo, la prima cosa che faceva era di togliersi quegli abiti scomodi per indossare nuovamente la semplice nera tonaca sacerdotale.

Un paese qualsiasi vicino a Vittorio Veneto. Luciani umile e vestito semplicemente come sempre. Un contadino - lui stesso padre di un sacerdote - la cui idea di vescovo evidentemente non coincideva con l'aspetto esteriore di don Albino, non nascose la sua meraviglia e con manifesta disapprovazione bisbigliò all'orecchio di uno che gli stava accanto : "Per amor di Dio, questo non è un vescovo che vuol fare strada".

 

mons. Giovanni Ronchi

 


 

Addio amicizia !

 

"Quando mi presentai a monsignor Luciani, appena eletto vescovo di Vittorio Veneto, mi inginocchiai a baciargli l'anello e cominciai col dirgli : "Vostra eccellenza mi perdoni se ...". Egli si alzò in piedi in tutta fretta, dicendo : "Ah, non così, caro mio padre Strim. Tu cominci a prendere le distanze ed io non sono affatto d'accordo. Tu mi devi dare sempre del tu, come al solito, se no, addio la nostra vecchia amicizia" e fece il suo ampio sorriso".

 

don Giuseppe Strim

amico e compagno di seminario di Luciani

da "Il Celentone"

 


 

Lo Spirito Santo non si sente

 

"Quando fui ordinato diacono ad Innsbruck, quel vescovo mi fece ben sentire, calcando le mani sul mio capo, che da esse passava lo Spirito Santo. Quando fui ordinato sacerdote anche Luciani mi impose le mani ma in modo tanto leggero da farmi pensare che lo Spirito Santo mi avesse dimenticato. Invece, quella paterna imposizione corrispondeva meglio all'aleggiare biblico dello Spirito. Alla caccia dei suoi ricordi, qui a Pietralba, sono stato anche nella stanza che lui occupava normalmente quando veniva su. Nulla è cambiato : gli stessi quadri, lo stesso crocifisso, lo stesso scrittoio. Allora mi sono seduto a quella scrivania, ho ripensato alla mia ordinazione e quasi lo avessi davanti, gli ho detto : "Grazie, Papa Luciani, : se gli altri ti ricordano per tanti motivi, io ti ricorderò sempre per quella imposizione delle tue mani su di me : leggera, paterna, amorevole".

 

don Giuseppe Corradi

 


 

Amarezza nell'animo

 

"Un giorno, trovandomi con lui per la visita pastorale, gli dissi : "Eccellenza, la sua presenza mi incute un po' di paura". "Ma come, mi rispose, io sono un uomo come tutti" e così dicendo, si sedette accanto a me e mi aprì il suo animo alla più cordiale confidenza. No, egli era un pastore che non faceva pesare il pastorale e non incuteva timore a nessuno. Le sue apparizioni erano soavi e leggere come l'aura carezzevole avvertita dal profeta Isaia nell'antro tenebroso. La sua fermezza, nei princìpi e nella disciplina, non scendeva a transazioni. Nel riprendere qualcuno, lo faceva con grande rincrescimento. Un mattino mi capitò senza preavviso in casa canonica. Si sedette; era stanco; il suo volto era teso. Ad un certo momento, mi confidò : "Questa notte non ho dormito". Conoscendo la sua debole salute, gli chiesi : "Eccellenza, sta poco bene ?". "No - mi rispose - non ho potuto prendere sonno perché, avendo ripreso un confratello, porto nel mio animo tutta l'amarezza che ho dovuto causare a chi fu oggetto della mia correzione".

 

don Pietro Battistella

 


 

La tragedia del tornado

 

"Una tromba d'aria, la sera di venerdì 11 settembre, devasta l'isola di Sant'Elena, capovolgendo un motoscafo dell'Acnil causando parecchie vittime, continuando la sua opera devastatrice fino a Cà Savio con morti e feriti tra i villeggianti dei camping.

Il patriarca, chiuso nella sua camera, non s'era reso conto - durante il pur grosso nubifragio - di quello che poteva esser accaduto a poca distanza. Legato al filo del telefono, continuavo a chiedere notizie alla prefettura, al "Gazzettino", agli ospedali. Verso le 23, mi decido di chiamare al citofono il patriarca : "Vengo subito - fu la sua risposta - : chiama un taxi". Ma i taxi erano tutti mobilitati.

In un silenzio, rotto da commenti, voci, mezze cifre, abbiamo raggiunto il pontile di Sant'Elena : le cellule fotoelettriche illuminavano un vasto raggio di laguna. C'era un motoscafo sommerso; i sommozzatori portavano in superficie di tratto in tratto qualche salma che veniva subito caricata sui motoscafi della "Croce azzurra" e portati ai vari ospedali. Un silenzio di tomba. Il patriarca era livido, e con le mani giunte a filo di labbra, pregava. Gente e autorità si avvicinarono, lo salutavano con un cenno, davano notizie, dati, cifre. Con un motoscafo della prefettura, ci condussero all'obitorio dell'Ospedale al mare : la prima fila delle vittime della tromba d'aria era impressionante e doloroso fu l'incontro con alcuni familiari.

Tornammo a casa verso le quattro del mattino e, alle sette, eravamo già nuovamente itineranti a Sant'Elena, all'Ospedale al mare, all'Ospedale civile di Venezia, all'ospedale e alla colonia della Croce rossa di Jesolo a visitare i feriti e a benedire le salme del camping Cà Savio : la tromba d'aria era passata travolgendo e radendo alberi, case, tende dalla laguna a Sant'Elena, alla laguna, a Cà Savio, sollevando e sbattendo al suolo persone e cose.

Domenica, aCaorle, avrebbe dovuto celebrare la festa della Madonna dell'Angelo con la processione in mare. Ma, nel duomo, dopo aver celebrato la Messa e tenuto l'omelia, tra il silenzio di un popolo che percepiva il dolore di un uomo, di un padre, di un vescovo, il patriarca disse : "Mi dispiace di non rimanere con voi a far festa ma, la tragedia del tornado che porto scolpita nel cuore di padre, mi dice di tornare a casa a piangere e a pregare ..."

 

mons. Mario Senigaglia

da "Humilitas", 1985

 

 

Memoriale alle vittime del tornado del 11/9/1970.

 Si trova nei giardini del quartiere di Sant'Elena, Venezia

 

 


 

Un Patriarca tra i poveri

 

 "Quando Luciani s'accorse, uno dei primi giorni ch'era arrivato a Venezia, uscendo dallo studio, della gran marea di gente e dello strano odore che aveva riempito le sale di attesa, mi chiese : "Chi sono ?". "Sono i poveri : quelli non mancano mai". Volle venire a salutarli : glieli presentai a uno a uno (forse una sessantina, una settantina). Per tutti ebbe un sorriso e una parola. Poi disse : "Vi raccomando : la porta del patriarca è sempre aperta. Chiedete a don Mario e quello che posso fare per voi lo farò sempre e volentieri". "Eccellenza - gli soggiunsi tra i denti - lei mi rovina : non mi lasceranno più tranquillo". Lui sorrise dicendo : "Qualcuno ci aiuterà". Poveri, sbandati, ubriachi, gente che usciva dal carcere, donne che ormai non potevano più neppure batter la strada, clienti degli "asili notturni" e barboni ... furono i suoi amici. A molti abbiamo trovato casa e lavoro (allora era più facile di oggi), a tutti si dava secondo le loro necessità. Conservo ancora alcune lettere. Gliene mostrai una, un giorno, al patriarca : io lo vidi quasi piangere. Veniva da un sanatorio : "Mangio tre volte al giorno e tanto anche ... Ho un letto con lenzuola e coperte e mi cambiano la biancheria personale due volte la settimana ... mi pare di esser tornato in orfanatrofio. Vorrei ringraziare il patriarca per il bellissimo pigiama con le sue iniziali : mi pare di essere come un Papa e spero tanto di restare a lungo, anche se mi dispiace di non venire a Pasqua a farvi gli auguri ...".

A volte, dalla portineria, avvisavano : ex carcerati. Non si trattava solo di far soldi o di trovare lavoro, ma spesso si trattava di far loro superare la sfiducia in tutti e in tutto. Non sempre era facile. Eppure quanti gli hanno scritto ringraziandolo per essere stato l'unico ad aiutarli e a dar loro fiducia. Uno di questi un giorno mi disse "I miei figli devono sapere che, se un giorno il patriarca non mi avesse pagato il biglietto per la Germania, oggi non avrei né un lavoro né una famiglia".

 

mons. Mario Senigaglia

da "La Sorgente", 1983

 


 

"Ladra !"

 

Estate del 1922, fine del terzo anno scolastico. A mamma Bortola arrivano altre lamentele sul conto del figlio più vecchio. Questa volta la faccenda è seria. Si è comportato in modo intollerabile e l'anziana insegnante, fremendo d'indignazione, si reca in casa Luciani. Che cos'era successo ? Ladra, l'aveva chiamata ! Ma perché ? La spiegazione è semplice : all'inizio dell'anno scolastico l'insegnante aveva pregato Albino di prestare un libro, che non gli serviva più, ad uno scolaro povero. Lui lo fece volentieri ma quando alla fine dell'anno scolastico aveva chiesto all'insegnante di restituirgli il libro, lei gli aveva domandato che cosa se ne sarebbe fatto di quel libro così vecchio e logoro. Motivo più che sufficiente per Albino, che aveva quasi nove anni, per chiamare ladra la sua insegnante. Non si trattava solo del fatto che il libro fosse suo e che lei quindi non poteva disporne liberamente. Del resto di quale generosità verso gli altri lui fosse capace, lo dimostra l'esempio della prima fetta di pane bianco che aveva conservato per il fratellino Edoardo. No, anche se un libro era per lui un bene estremamente costoso e prezioso, non era un motivo determinante per una così grave accusa. Ma il suo senso del diritto e della giustizia aveva subìto un grave colpo a causa della reazione dell'insegnante, per lui incomprensibile.

 

"Il fanciullo non sopporta le parzialità e le ingiustizie e, quando le vede o crede di vederle, soffre, si allontana chiudendosi in se stesso. In questa materia, cose che per noi sono sciocchezze, per il fanciullo acquistano una importanza straordinaria". (Albino Luciani, Catechetica in briciole)

 

Un'importanza tale da portarlo alla mostruosa affermazione che la sua insegnante sia una ladra. E questa reagisce senza rendersi conto dell'indignazione del suo scolaro, senza nessuna conoscenza pedagogica e capacità di immedesimazione con la psiche infantile, portando con ciò la madre Bortola all'imbarazzante necessità di dover prendere provvedimenti.

 

da "Una vita per la Chiesa"

di Regina Kummer

 


 

Una tiratina di orecchie al suo compagno parroco

 

"Una volta sono andato a trovare un mio compagno di scuola che era parroco e mi sono fermato con lui sulla porta della chiesa (io allora ero vicario generale) a leggere gli avvisi. C'era scritto : "Le donne non entrino se non hanno le maniche fino al gomito", ecc. Poi aveva scritto anche : "Non saranno ammesse alla comunione le donne che hanno le labbra tinte".

"Oh - dico - don ..., come mai ?". "È una stomacchezza quella - mi risponde - e non la voglio !". "E chi te autorizza ? Non sei mica vescovo tu. Non puoi, caro, mi dispiace, ma devi toglierlo quell'avviso. Anche se tu hai questa opinione, non puoi ... Tra l'altro, nella parrocchia vicina è permesso; così pure in città vanno alla comunione con le labbra tinte di rossetto, anche se sono presidenti dell'Azione cattolica. E tu perché ? Non sei legislatore, non si può fare così".

 

Albino Luciani

da "Il buon samaritano"

 


 

Una previsione per iscritto

 

 Da una lettera mandata dal parroco di Tambre d'Alpago, don Giovanni Luchetta, al parroco di Canale D'Agordo, don Rinaldo Andrich : "Caro don Rinaldo, ora sta bene attento alla mia previsione sul nuovo papa : sarà eletto dopo poche votazioni S.E. il cardinale Albino Luciani da Canale D'Agordo ! Dovrai suonare campane e organizzare festeggiamenti ..."

 

da "L'Amico del popolo", 1978

 


 

La sete

 

 Era una bella giornata estiva. Mons. Luciani giunse all'improvviso nella canonica di Caviola ( vicino a Canale D'Agordo). Era diretto da Vittorio Veneto a Perarolo. "Mi sono fermato per salutarti - disse a don Cesare, un suo ex alunno al Gregoriano di Belluno - e per domandarti un bicchier d'acqua". Dopo aver frettolosamente calmato la sua sete in cucina, se ne andò ringraziandomi con tanto affetto, come se gli avessi offerto chissà che cosa.

 

da "Il Celentone"

 


 

"È una vergogna !"

 

 "È una vergogna, sapete, una vergogna, che vi siano dei parroci che non fanno il catechismo. Io ho tirato le orecchie a più di uno dei miei parroci. Dico le cose della mia diocesi. Sono molto contento dei miei parroci, intendiamoci, ma qualcuno batte la fiacca. Ce n'è uno che, in tutto l'anno, non è mai andato a fare le lezioni nelle elementari. Come fa ? Non è possibile ! Buttar via la grazia di Dio, la possibilità di fare un po' di catechismo nelle classi che sono riscaldate, dove i bambini sono ai banchi composti e attenti.

Il catechismo è importantissimo; guai a noi, sacerdoti, se non gli diamo la massima importanza. È la predicazione migliore".

 

Albino Luciani

da "Il buon samaritano"

 


 

Giorni di distensione

 

"Pietralba. Dal 1972 al 1977, passavamo almeno una decina di giorni in piena distensione tra le passeggiate nei boschi fino alle malghe, con una puntatina annuale alla cima del Corno Bianco (m. 2.317), all'orso di San Romedio, con il giro per i vari passi vicini, con gli incontri a Novacella o a Innsbruck e al Santuario dei Servi a Maria Waldrast, e qualche partita a bocce, vivendo il nostro ritmo quotidiano insieme agli ospiti del luogo, seduti alla comune tavola del ristorante, giocando con i bambini, chiacchierando affabilmente con gli adulti. Una vacanza tutta umana che rivelava a tutti una dimensione di spiritualità e di vasta cultura in un personaggio così in alto e così alla portata di tutti".

 

mons. Mario Senigaglia

da "La Sorgente", 1983

 


 

Augurio

 

Era il 3 settembre 1978, giorno dell'inizio ufficiale del pontificato. "Mentre si era ancora presso il sepolcro di Pietro, augurai al Papa con l'espressione  liturgica che "il Signore lo rendesse felice su questa terra". Mi rispose sorridendo : "Sì, felice all'esterno, ma se lei sapesse che cosa sento dentro !".

 

Card. Pericle Felici

da "La Sorgente", 1978

 


 

La sberla

 

Il decenne Albino, presente alle solenni cerimonie come chierichetto, sgranava tanto di occhi. Com'era grande e solenne quella chiesa (n.d.a. si riferisce a quella di Agordo) in confronto alla piccola, intima chiesetta lassù a Canale ! E invece di seguire la cerimonia con attenzione e dovozione, i suoi sguardi meravigliati e curiosi correvano a tutte quelle bellissime cose che c'erano da scoprire. Uno dei sacerdoti presenti, che ovviamente non capiva quello stupore infantile, non gradì questa involontaria e tuttavia evidente distrazione e subito osservò : "Quello lì non è a posto". Da cardinale, avrebbe ricordato l'effetto di quel brusco rimprovero e della sberla ai chierichetti che l'aveva accompagnato : "Ma mi è servito".

Tredici anni dopo questo episodio, sarebbe tornato ad Agordo come cappellano : "E vi assicuro che non ho dato nessuna sberla ai chierichetti. Li avevo vivaci. Qualche volta non sapevo come tenerli".

 

 

 

Card. Albino Luciani

dalla predica tenuta il 29/6/78

(citazione da "Una vita per la Chiesa" di Regina Kummer)

 


 

In posa

 

"Umiltà del pontefice. Costretto a mettersi in posa per le fotografie ufficiali, in piedi e seduto, commenta : "Ecco Arlecchino finto principe !"

 

Card. Jacques Martin

già Prefetto della Casa Pontificia

da "Oltre il portone di bronzo"

 


 

"Dovevano eleggere uno più preparato di me, più bravo di me"

 

"Non posso dimenticare il giorno successivo alla sua elezione, il pomeriggio del 27 agosto 1978. Ero in vescovado a Belluno e stavo per andare a Canale D'Agordo, paese natale di Luciani, a celebrare la Messa di ringraziamento per l'elezione a Sommo Pontefice di un figlio della nostra terra. Telefono in Vaticano e finalmente riesco a raggiungere il segretario, don Diego Lorenzi; lo prego di chiedere al Papa se posso portare a Canale D'Agordo la sua benedizione. Risposta : "Il Papa è in cappella, sta pregando". Dico : "Se possibile, fammi sapere la risposta entro un quarto d'ora, perché non voglio fare attendere i fedeli che mi aspettano". Passano circa dieci minuti. Squilla il telefono. Era don Diego che, come era abituato a Venezia, dice : "Le passo il Patriarca", ma subito si corregge : "Le passo il Santo Padre". È proprio lui; inizia così : "La volpe cambia il pelo, ma non il vizio", aveva cambiato il vestito, ma non l'abitudine di telefonarmi. Io sussurro : "Padre Santo, la gioia di Belluno è incontenibile; anche il batacchio di una campana della cattedrale è caduto a forza di suonare". "Io però questa notte non ho dormito, mi sono venuti tanti scrupoli. Perché hanno eletto me ? Dovevano eleggere uno più preparato di me, più bravo di me. Pregate per me". Io assicuro che tutto il mondo prega per il nuovo Papa, ma che la preghiera della nostra gente era intensissima e chiedo se posso portare la sua benedizione a Canale. "Sì, sì, a mio fratello, sorella, parenti, a tutti. Preghi per me". A questo punto, ho un dubbio : Quando dirò : "Vi porto la benedizione del Papa", ci sarà chi pensa : "Inventa, come ha fatto ad ottenerla ?". Dico al Papa : "Padre Santo, posso dire che ho parlato con lei per telefono ?". "Certo, dica che l'ho chiamata io al telefono".

Potete immaginare la gioia dei numerosissimi fedeli e giornalisti riuniti nella chiesa di Canale D'Agordo quando ho riferito questo colloquio".

 

mons. Maffeo Ducoli

da "Tracce", 9/1998

 


 

Ringraziamento

 

Da un'intervista al cardinale Aloisio Lorscheider, già arcivescovo di Fortaleza.

 

- Come sa, la morte improvvisa e alcune notizie false contenute nella versione uffiiciale fornita dal Vaticano alimentarono inquietanti sospetti. Sulla sua morte vennero poi scritte molte cose, si parlò anche di "omicidio morale". Secondo lei, c'era lo spazio per legittimare tali sospetti ?

LORSCHEIDER : Non mi interessano le cose che sono state scritte, né tutta la letteratura che è fiorita attorno alla sua morte. Tuttavia, lo dico con dolore, il sospetto rimane nel nostro cuore; è come un'ombra amara, un interrogativo a cui non si è data piena risposta. (...)

 

- Non ha l'impressione che oggi nella Chiesa si sia dimenticata la figura di Papa Luciani ?

LORSCHEIDER : Forse in alcuni ambienti la sua memoria è oggi poco viva. Ma non è così per i fedeli. La gente semplice sa riconoscere e difficilmente dimentica chi si mostra loro con l'amore, con l'affetto di un buon padre. Ricordo che, dopo la sua elezione, quando ero a Fortaleza, vennero a trovarmi alcuni studenti universitari. "Eminenza", mi dissero, "siamo venuti per ringraziarla". "Di cosa ?", risposi. "Siamo venuti per ringraziare lei e tutti i cardinali di averci dato un Papa come Giovanni Paolo I". "Vi piace molto ?", chiesi. Mi risposero : "Sì, lui sa come parlare al cuore della gente".

Credo che il suo breve pontificato sia stato come un grande respiro nella vita della Chiesa. Come l'aprirsi di una limpida giornata ... Abbiamo saudade (n.d.a. rimpianto), nostalgia di quel sorriso.

Sono convinto che un giorno, volendo o non volendo, Papa Luciani salirà agli onori degli altari.

 

- E se le chiedessero ora di riproporre la richiesta di beatificazione ?

LORSCHEIDER : La sottoscriverei subito, certamente. Ma noi, come vescovi brasiliani, l'abbiamo già ufficialmente inoltrata. Non è più da qui che deve ripartire l'iniziativa. Sarebbe importante ora che una sollecitazione in tal senso venisse promossa ad esempio dai vescovi del Triveneto. Di questo voglio parlare; lo farò appena tornerò in Italia. Ne parlerò con il patriarca, il cardinal Cè.

 

da "30 giorni", 7-8/1998

 


 

Con le scarpe consumate

 

"Incontrai, la prima volta, il cardinale Luciani nell'agosto del 1977 al seminario di Bressanone. Il 25 maggio ero stato ordinato vescovo e, il giorno consacrato a Pietro e Paolo, ero entrato a far parte del collegio cardinalizio. A quell'epoca trascorrevo una parte della villeggiatura con i miei familiari nell'antica sede vescovile sulle sponde dell'Isarco, come mi era accaduto di fare già alcuni anni indietro. In gioventù, il cardinale Luciani si era recato spesso con la madre in pellegrinaggio a Pietralba, per questo conosceva bene quella regione. Non so come, gli era giunta all'orecchio la notizia che il nuovo arcivescovo di Monaco si trovava al seminario di Bressanone; fu così che si accinse a farmi visita. Questo nobile gesto mi fece una profonda impressione ma, ancor più di esso, mi colpirono la cordialità spontanea e la grande bontà umana che trasparivano da lui. Lo vedo ancora seduto di fronte a me, vestito del suo semplice abito talare nero e con le scarpe alquanto consumate, raccontami della sua giovinezza e aprirmi completamente il suo cuore. Allorché, un anno dopo, lo rividi in conclave, mi venne spontaneo il pensiero che un uomo che possedeva tali doti di cuore e una mente illuminata dal cuore, doveva per forza essere un buon Papa, e fui contento di poter notare che molti altri la pensavano come me.

 

Card. Joseph Ratzinger

Prefetto della Congregazione per  la Dottrina della Fede

da "30 Giorni", 7-8/1998

 


 

Ricordi del cardinale Hyacinthe Thiandoum, arcivescovo di Dakar.

 

"Il prossimo Papa non dovrebbe essere un italiano"

 

"È per me motivo di grande gioia particolare, in occasione di tale anniversario, evocare il ricordo che ho serbato di Papa Giovanni Paolo I, in ragione del sentimento di amicizia con cui mi onorava. Il primo incontro risale al 1970. Il patriarca di Venezia, sapendomi di passaggio nelle Dolomiti, mi invitò a trascorrere il fine settimana presso di lui. Eravamo nella seconda metà di luglio. Le nostre conversazioni di allora si incentrarono sulla vita della Chiesa in Europa e in Africa, in particolare, sulla penuria di sacerdoti nell'Europa occidentale e sul loro aumento, invece, nel continente africano. Cercammo insieme la maniera di far mettere in pratica il rinnovamento spirituale proposto dal Concilio Vaticano II per favorire l'aggiustamento della situazione.

Nel corso della conversazione, grande fu la mia sorpresa nell'udire il venerato patriarca della Città dei Dogi esprimere questo augurio : "Penso che il prossimo Papa non dovrebbe essere un italiano". Restai senza parole. Lui giustificò così la sua affermazione : "Ciò darebbe ulteriore risalto all'universalità della Chiesa  cattolica". "Siete il solo ad augurarvi questo ?", gli chiesi. "Molti vescovi italiani e di altri Paesi condividono la mia opinione", fu la sua risposta. Ed è tutto per quanto concerne questo nostro primo incontro, incentrato su una questione - bisogna riconoscerlo - di tutto rispetto".

 

Un secondo soggiorno dal Patriarca

 

"La Provvidenza mi concesse un secondo incontro nel 1977, in occasione della chiusura del Sinodo. Appena terminarono i lavori, ai quali avevamo partecipato tutti e due, mi invitò ad accompagnarlo a Venezia, dove ci attendevano i suoi diocesani affollati nella Basilica di San Marco, piena fino all'inverosimile. Egli mi chiese allora di prendere la parola e di trasmettere il messaggio del Sinodo alla folla, costituita in prevalenza da giovani. A tutta prima rifiutai, facendo notare che un simile compito spettava al patriarca e che non volevo perciò deludere l'uditorio. Mi convinse del contrario e ... non restò che ubbidire.

Questa volta mi trattenni presso il cardinale Luciani per cinque giorni. Il soggiorno fu reso memorabile dalla solennità di Ognissanti che egli mi fece celebrare nella Basilica di San Marco. Mi fece visitare il suo seminario situato all'ombra della maestosa chiesa Santa Maria della Salute. Successivamente mi chiese di accompagnarlo a Treviso per una cerimonia liturgica e, un'altra volta, a Padova, dal vescovo di quella città, monsignor Girolamo Bortignon, già predicatore degli esercizi spirituali in Vaticano e teologo di profonda cultura religiosa,  che era allora vicepresidente della Conferenza episcopale regionale del Triveneto. Il cardinale - presidente di questa stessa Conferenza - si era recato presso di lui per intrattenersi su questioni di ordine pastorale. Durante queste visite, ho avuto modo di conoscere diverse personalità e di apprendere molte cose. Apro qui una parentesi per dire che questi contatti provvidenziali spiegano senza dubbio il mio profondo attaccamento a questa regione del Nord Italia (...).

Prima di lasciare Venezia per recarmi a Roma, non ho esitato a manifestare alcune impressioni e riflessioni dettate tutte da un'unica certezza : quella di aver avvicinato il futuro Pontefice della Chiesa cattolica. Convinzione che ho palesato senza remore anche a don Diego, il suo segretario particolare".

 

Una piccola "trappola" per vedere meglio il futuro Papa

 

"Dopo che Papa Paolo VI fu chiamato a Dio nell'agosto 1978, cominciarono i preparativi del conclave per eleggere il successore. Da parte mia, non avevo dubbi che il cardinale Luciani avrebbe ben presto occupato il trono di Pietro. Alle numerose domande su chi sarebbe stato il successore di Paolo VI che mi venivano poste a Roma prima dell'apertura del conclave, rispondevo invariabilmente : il cardinale Luciani. Ne ero convinto a tal punto che - l'episodio è di dominio pubblico -, alla vigilia dell'entrata in conclave, lo invitai a dividere il pasto con me dalle Suore Madri Pie in Via Alcide De Gasperi, chiedendo poi alle responsabili della comunità di raggiungerci al momento di prendere il caffè : così avrebbero visto con i loro occhi il futuro Papa. Alla presenza delle suore e del suo segretario, gli dissi senza mezzi termini : "Vi attendiamo, mio patriarca". Egli comprese perfettamente quello che avevo voluto insinuare e mi rispose : "Non è affar mio".

Anche prima di questo episodio, quando incontravo il cardinale Luciani - naturalmente sempre fuori del conclave -, lo salutavo regolarmente con queste parole : "Saluto il mio patriarca", e lui replicava : "Sono il patriarca di Venezia". E ambedue sapevamo ciò che intendevamo dire".

 

da "30 Giorni",7- 8/1998

 


 

Due brani dell'ultima omelia tenuta dal cardinale Luciani nella chiesa di Agordo nel 1978.

 

Un cappellano con le tasche sempre al verde

 

"Qui in divisa c'è un signore, un cavaliere emerito. Allora faceva la IV elementare. Mi ha accompagnato per la benedizione delle case su a Rif. Non so se lo fanno ancora. Si andava a benedire le case ed il padrone, magari povero, ma ... un uovo, due uova le dava per l'arcidiacono. Si mettevano in un cesto. Abbiamo girato tutta Rif, abbiamo fatto anche Piasent. Tutti contenti. Un chierichetto era così contento ch'è scivolato. Ha rovesciato tutte le uova. Se fossero state mie non importava, ma non erano mie. Allora si è messo a piangere. Niente sberla. Ho dovuto tirar fuori il fazzoletto e consolarlo e asciugare gli occhi.

Non è che soltanto lavorassi con questi ragazzetti, ma avevo anche gli aspiranti. Tante volte mi rompevano i vetri, quassù sopra la sacrestia, e combinavano altri danni. Erano tempi di tanta povertà. Si faceva qualche passeggiata. Soldi non ne avevo. Un gelato lo mangiavano volentieri anche allora, ma io ero sempre senza soldi. Credo di essere stato un cappellano con le tasche sempre al verde. Ma ricordo quegli anni con una simpatia che non vi dico, tra i più belli del mio sacerdozio".

 

Costretto a suonare l'organo

 

"Avevo anche dei bravi cantori adulti e anche molte voci bianche di bambini. Non c'era l'organista però. L'arcidiacono mi dice :

- Tu non sai suonare ?

- No ! Ci avevo provato ma non ho terminato.

Mi dice :

- Perché non hai terminato ?

- Guardi, mi hanno detto che non sono della tribù di Manasse.

Mi dice :

- Ma io ti obbligo, lo devi suonare !

Erano quelli tempi in cui i preti ubbidivano ed io, per obbedienza, con una fatica che non vi dico, ho provato. C'era gente che mi sentiva : c'erano signore, signorine che suonavano il piano e sapevano giudicare come era suonato l'organo. In quel modo ho suonato pochi mesi ...

Abbastanza da esclamare dopo molti anni : "Oh ! avessi io le tue mani", rivolto ammirato ad un seminarista che suonava l'organo nella chiesa di San Pietro. "Ho tentato anch'io da giovane d'imparare a suonare, ma le mie mani sono dure".

 

da "L'Amico del popolo", 30/9/78

 


 

Imparando il portoghese

 

La sua preocupazione, allora, era farsi capire da tutti; anche dai brasiliani che non capivano il suo italiano veneziano. Per quello aveva chiesto, a Venezia, un mese prima del viaggio (n.d.a. viaggio a Brasile compiutosi a novembre 1975), alle Suore francescane di Cristo Re di poter fare delle lezioni di portoghese. L'hanno fatto suor Edith Onghero (brasiliana) e suor Valentina Kanton (italiana residente in Brasile).

Raccontano ora le suore che il cardinale Luciani le annientava con la sua semplicità e umiltà. Si stupivano anche dalla velocità con cui imparava, aggiungendo che il cardinale faceva molto esercizio della lingua quando era da solo. "Voleva molto che le sue parole fossero capite da tutti in Brasile", dissero.

 

da "Esquiú", 17/9/78

 


 

Brani di un'intervista a Edoardo Luciani.

 

"Forse sono stato io la causa della morte del mio fratellino"

 

- Ha anzitutto qualche ricordo di Albino bambino, che Le è rimasto particolarmente impresso e che riveli la sua personalità ?

- Forse questo è del tutto inedito. Lei sa che mia madre ha perduto il secondo dei figli, Federico, per una broncopolmonite, ancora bambino. Essendo l'ambiente rigido d'inverno quassù, si aveva la preoccupazione di non lasciare entrare il freddo. Naturalmente la mia mamma raccomandava di chiudere sempre la porta e le finestre, perché il piccolo non prendesse freddo e non si ammalasse. Ora ricordo di aver sentito mio fratello Albino che nella sua prima infanzia aveva tanto sofferto, per il fatto che le sorelle della prima mamma, Amalia e Pia, lo rimproveravano di aver fatto ammalare così suo fratello. Mi diceva che si svegliava spesso di notte e pensava : "Forse sono stato io la causa della morte del mio fratellino". Era la sofferenza morale che egli ricordava di più. (...)

 

Giornalista e scrittore, sì

 

- Lei ricorda che abbia avuto da giovane sacerdote qualche desiderio, qualche aspirazione particolare ?

- Mi pare che egli avesse voluto aver tempo disponibile per leggere, studiare scrivere. Se avesse voluto realizzarsi sul piano umano, questi erano i suoi gusti personali. Si sarebbe dedicato completamente alla letteratura : leggere e scrivere.

 

- Avrebbe veramente fatto il giornalista e lo scrittore ?

- Sì, sul serio. L'ha sempre detto a me. L'ha ripetuto tante volte. "Quello l'avrei fatto senza sacrificio, volentieri". Mentre tante altre incombenze, che lui ha assolto bene, con frutti anche evidenti, le ha affrontate con notevole fatica, tanto spirito d'adattamento e di obbedienza alla volontà di Dio. (...)

 

"Adesso faranno patriarca tuo fratello"

 

- Quando fu nominato vescovo, che cosa  pensaste ? Vi colse la sorpresa oppure era nell'ordine delle cose ?

- Ero a casa e sento squillare il telefono. Era don Ausilio Da Rif che mi annunciava : "Ho una grande novità da darti. Hanno fatto vescovo tuo fratello". La cosa non mi ha tanto sorpreso, per la verità. Considerando l'ambiente, era più o meno scontato. Credo che non abbia sorpreso nemmeno lui.

 

- E quando fu nominato patriarca di Venezia ve lo aspettavate ?

- Quando morì il card. Urbani, ricordo di aver incontrato un mio amico collega che mi disse : "Adesso faranno patriarca tuo fratello". Risposi : "Penso, anch'io". A me non ha sorpreso neanche l'elezione a Papa. (...)

 

"Legava subito"

 

- Una domanda forse un po' difficile questa, signor Edoardo. Che cosa pensaste di fronte all'esplosione di gioia prima e poi di rimpianto che suscitò suo fratello Papa ? Come rimaneste ? Che impressione vi fece l'umanità che esultò prima e pianse dopo ?

- Mio fratello, in un certo senso, è stato fortunato. Non per il fatto che sia arrivato a essere Papa, ma perché aveva tanta comunicativa. Appena arrivava in qualsiasi ambiente, legava subito. Questo dal seminario in poi. È una fortuna - ripeto - perché tanti altri che pur si sacrificano e sono bravi, tante volte non riescono. Invece mio fratello aveva questo dono, forse un carisma, io non so. Anche sul piano naturale egli era fortunato. Dovendo venire a contatto con tanta gente, bastava che si presentasse e subito legava. Ricordo il primo incontro con la gente dalla Loggia di San Pietro : si vedeva che pendevano tutti dalle sue labbra, che seguivano con entusiasmo quello che diceva. Anzi, non aveva neanche aperto bocca, che la gente applaudì. Anche gente sul piano religioso indifferente o atea - io ne ho varie testimonianze - rimase entusiasta. Confesso che non mi ha fatto meraviglia questo entusiasmo a livello mondiale, nei riguardi di mio fratello, perché su un altro piano questo era avvenuto dappertutto, negli anni precedenti.

 

Antonio Ugenti

da "Il dono della chiarezza"

 


Home - Aneddoti e racconti - Parte I - Parte II - Parte III - Parte IV - Parte V - Parte VI - Parte VII - Parte VIII - Parte IX - Parte X - Parte XI - Parte XII - Parte XIII - Parte XIV - Parte XV - Parte XVI - Parte XVII - Parte XVIII - Parte XIX - Parte XX - Parte XXI - Parte XXII

 

 

GCM 2000 - 2005